Ouverture

Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai
si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che
hanno moglie, vivano come se non
l’avessero; coloro che piangono, come
se non piangessero e quelli che godono
come se non godessero; quelli che
comprano, come se non possedessero;
quelli che usano del mondo, come se
non ne usassero appieno: perché passa la
scena di questo mondo!

Paolo, Prima lettera ai Corinzi

Per Paolo il tempo sta ammainando
le sue vele. Però non c’è motivo
di angosciarsi, perché quale che sia
il periodo d’intervallo che ci separa
dalla parusìa, resta acquisito
che resuscitato il Cristo, il mondo
futuro è già presente. Ecco perché
ci invita a fare ‘come se’: come se
non si avesse moglie, come non si
godesse, o per converso si piangesse.

Chi mosso dalla medesima
attenzione al tempo breve,
è però estraneo alla credenza
della resurrezione, non può
seguire Paolo fino in fondo.
Quel tempo che si apre al ‘come se’
anche per lui implicherà una dura
prova, ma di segno opposto –
giacché proprio l’aculeo
della finitezza gli farà amare
con struggente attaccamento
il palpitante, momentaneo resto.

È nell’istante, e solo in quello,
che balena per noi la parusìa:
presenza dell’ideale essenza
nel mondo del sensibile. Magia
di un’ape che divina succhia
da un fiore e vola via.

Franco Marcoaldi (Il tempo ormai breve, 2008)

Ho incontrato qualche difficoltà nel decidere quale poesia della raccolta inserire, perché distratto da un’aura che aleggia nell’intera selezione, un ritmo e un tempo intratestuale che si sottraggono al mero incolonnarsi di un singolo brano. Per questo segnalo il primo pezzo. E per questo, forse il miglior modo di condividere l’intera opera è appuntarne almeno un’altra traccia, e lo faremo in un altro numero della rubrica. La cosa che mi preme far notare qui è l’importanza dell’espressione “come se” che,  secondo Ricoeur, è la definizione del principio che regola la meccanica di redenzione della nostra vita, creandole in seno un tempo nuovo, un “tempo umano” nell’unico modo possibile: attraverso la forza rigenerante del racconto di finzione e della metafora viva. È quello che lui chiamava “l’essere-come”. (Marco Bisanti)

< senza titolo (Eugenio Montale) –         – Meditazione (Marianne Williamson) >

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