senza titolo

Terminare la vita
tra le stragi e l’orrore
è potuto accadere per l’abnorme sviluppo del pensiero
poiché il pensiero non è mai buono in sé.
Il pensiero è aberrante per natura.
Era frenato un tempo da invisibili Numi,
ora gli idoli sono in carne e ossa
e hanno appetito. Noi siamo il loro cibo.
Il peggio dell’orrore è il suo ridicolo.
Noi crediamo di essere imparziali
o plaudenti e ne siamo la materia stessa.
La nostra tomba non sarà certo un’ara
ma il water di chi ha fame ma non testa.

Eugenio Montale (Quaderno di quattro anni, 1977)

Nessun titolo per quello che sembra più di uno sfogo. Un’immagine, un pensiero così nero che l’autore non ha avuto la forza (forse la paura invece) di suggellare con un titolo definitivo. In questa assenza è la segreta speranza di Montale. Del resto, colui che crea – ancor più un creatore di parole – deve dare un nome alle proprie creature, per farle infine esistere. Proporre una visione così cruda senza poi battezzarla, equivale forse a esorcizzarla. Una reazione che potrebbe essere perfettamente la nostra davanti agli orrori quotidiani dei nostri giorni. (Marco Bisanti)

< E gnacche alla formica (Fosco Maraini) –     –  Ouverture (Franco Marcoaldi) >

2 pensieri riguardo “senza titolo”

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