E gnacche alla formica

Io t’amo o pia cicala e un trillargento
ci spàffera nel cuor la tua canzona.
Canta cicala frìnfera nel vento:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Che vuole la formica con quell’umbe
da mòghera burbiosa? È vero, arzìa
per tutto il giorno, e tràmiga e cucumbe
col capo chino in mogna micrargìa.

Verrà l’inverno sì, verrà il mordese
verranno tante gosce aggramerine,
ma intanto il sole schìcchera giglese
e sgnèllida tra cròndale velvine.

Canta cicala, càntera in manfrore,
il mezzogiorno zàmpiga e leona.
Canta cicala in zìlleri d’amore:
E gnacche alla formica ammucchiarona!

Fosco Maraini (La Gnosi delle Fanfole, 1994)

Scrittore, antropologo, etnologo, fotografo, Fosco Maraini è l’autore di alcuni scritti letterari concepiti come puro divertissement. Ci ricorda che la poesia non è solo cosa da aristocratici della cultura e insieme dà lustro e splendore a uno dei tratti che più caratterizzano l’essere intelligente: l’ironia. La sua invenzione è stata ciò che lui stesso battezzò come linguaggio “metasemantico”. Fosco Maraini spiega: “Nel linguaggio metasemantico, proponi dei suoni e attendi che il tuo patrimonio d’esperienze interiori, magari il tuo subconscio, dia loro significati, valori emotivi, profondità e bellezze. È dunque la parola come musica e come scintilla”. Consigliabile da declamare in stati moderatamente alterati. (Marco Bisanti)

<Io sempre in prima fila quando c’è da sperare (A. M. Carpi)[…] (Eugenio Montale)>

2 pensieri riguardo “E gnacche alla formica”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *