Io sempre in prima fila quando c’è da sperare

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Dicono tutti:
“Ah, la voluttà del proibito!”
Io non capisco.
Io non ho mai cercato che il permesso,
le porte aperte,
le stanze calde,
e come arrivare alla sala del trono.

Io sempre in prima fila
quando c’è da sperare,
sempre in ammirazione
per chi fa qualche cosa,
forse, mi dico,
mi prenderà con sé,
poi son delusa a morte e mi ubriaco
di utopie e apocalissi.

Per fortuna gli altri non lo sanno,
i cari altri
che tutto possono,
da cui tutto dipende:
io sono peggio del cucciolo che sbrana
il cuscino, la cuccia
se lo lasciano a casa,
io sbrano anche me stessa.

Anna Maria Carpi (Compagni corpi, 2004)

Pochi versi per mostrare tutta l’anima primitiva, infantile, onnipotente di una donna che con parole semplici e crude esprime una condizione comune alla maggior parte degli esseri umani. Lo stesso titolo della raccolta in cui è contenuta questa poesia, “Compagni corpi”, è un riferimento esplicito all’autodistruttività insita in ogni uom-bambino che rimane deluso dall’esistenza e che reagisce con primitiva violenza. L’unico strumento di cui dispone. Le tre metafore, scandite e icastiche, che si susseguono nei versi non fanno altro che denotare una mancanza e suggerire una soluzione che, invece del bianco e nero, del tutto o del nulla, sembra condurre alla strada della riflessione e del dialogo. (Vittoria Dragotta)

< I giusti (J. L. Borges) –     – E gnacche alla formica (Fosco Maraini) >

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