MicrOdissea/2

[micrOdissea/1]

… Incontro un tipo che mi guarda curioso. È basso, peloso, sembra sporco.  “Hai la faccia un po’ stravolta – mi dice. Sei per caso di Berlino? Ricorda che nel centro di Bologna non si è mai perso un bambino”. “…”. Fa due salti su se stesso, si defila e poi sparisce sotto uno dei mille portici che incorniciano piazza Grande. Dove santi che pagano il suo pranzo non ce n’è. Però, almeno questo è un segnale positivo, penso.

E infatti la fortuna ha iniziato a girare da queste parti. Almeno per quel che riguarda la sistemazione.  La prima mossa era quella di trovare  una grotta in cui ripararmi per la notte. Certo, avevo già allestito un contatto in questa terra della maga Circe, ma mi tranquillizzo soltanto quando – appena sceso alla stazione – un messaggero di Zeus, un certo “Sms Rosano” mi dice di recarmi sotto la statua di Nettuno, nella suddetta piazza Grande. Non perdendosi certo in convenevoli Sms, che vive e viaggia al doppio della velocità di un uomo normale, mi offre un desiderio da esprimere. “Voglio essere la persona che arriva a Bologna e trova nel minor tempo possibile una stanza in affitto, a pochi minuti dal centro e a pochissimo prezzo”. Detto. Fatto! Ed ecco che in un batter d’occhio mi ritrovo già a pulire il mio tugurio personale. “Cazzo, non ho incluso nel desiderio che la stanza fosse anche bella grande!”. Vabbè, non puoi avere niente se neanche provi a desiderarlo. Così, solo ieri ho iniziato ad intravedere dietro la polvere il  micronido dei miei prossimi due mesi (spero).

Il palazzo della Circe Pinardi è proprio come te lo sei sempre sognato. “Strutture si chiamano, Marco, strutture. Ed è quelle che noi non abbiamo, e che dovrebbe essere normale avere”, un lampo di lucidità arriva con la voce di mio padre al telefono la sera quando glielo racconto. È comunque l’incantesimo iniziale che ti tiene qui legato e che dovrebbe farti desiderare di non andare più via. Appena fuori città, il palazzo è sito al centro di una serie di castelli che sono il cuore dell’attività dei giornali editi dalla Poligrafica, anche quello della ormai lontana Milano. Così, dopo avermi stregato quel poco che basta col suo ammaliante sguardo da giovane cerbiatta sbarazzina, la mia salvatrice mi consegna a quello che sarà il mio capo, almeno fino a fine luglio. Il nome del mio signore è P**** G******* – detto anche “Virgilio” – e cerco di non farmelo sfuggire mentre lo stesso mi presenta decine di altre persone della redazione, con altrettanti nomi da ricordare. Per far capire ai lettori lo stupore che provai mentre il mio Virgilio mi conduceva per le stanze del castello, dico soltanto che per due mesi avrò un computer tutto mio con password personale di accesso, telefono mio, tesserino mensa e carta magnetica per entrare nelle porte di sicurezza. Tutte.

Capisco allora che all’età di 25 anni doveva capitarmi di entrare nella vera sede principale di un giornale, passeggiare nella stanza delle macchine rotative e vedere lastre di zinco essere maneggiate da abili nani macchinisti e le migliaia di copie del quotidiano roteare sopra la mia testa come una locomotiva fatta di carta e dalla vita ormai autonoma. Scriverò per l’inserto settimanale di economia e politica del beneamato Resto del Carlino. Il sabato e la domenica potrei restare a casa, dice. Virgilio mi ha già fatto vedere la pagina di cui mi occuperò io, pagina di lavoro con offerte varie e un focus intervista sulle diverse figure professionali, ogni settimana una. Forse poco appagante dal punto di vista professionale ma… mica sono qua solo per lavorare, o no? Ed ecco Virgilio: “Stai tranquillo, noi del settimanale non abbiamo gli stessi ritmi frenetici del quotidiano. Abbiamo bisogno di idee. Ma tu stai tranquillo e se non capisci una cosa dimmelo subito perché poi non ci capiamo più niente se devo rispiegarti tutto”. Inizia già a farmi un po’ paura, della serie “stai tranquillo che il più agitato sono io e ti scotenno se mi fai girare i coglioni”.

L’umore resta comunque al livello percepibile di contentezza. Soprattutto quando, imbambolato davanti ai mondiali, è entrata in questa mia nuova casa la presenza degli amici di Itaca riunitisi in una segretissima seduta spirituale nella lontana terra natia, grazie alla quale siamo riusciti a comunicare e scambiarci le ultime novità e progetti di vacanze estive: le loro. Nonché un messaggio notturno in bottiglia, promemoria di divertimento e goduria, da parte del re di Vinilandia,  Riccardo XII Pollici. La mia mente però inizia a sentire i postumi del sortilegio; quando nasce l’esigenza di imparare un nuovo sistema di impaginazione al computer, che mi è stato spiegato in due minuti da G*******; quando devo capire come farmi fare il bonifico per la copertura delle spese; quando devo capire ancora bene quali mezzi prendere per andare a lavoro; quando devo capire quali cose comprare in quale market all’ultimo prezzo; quando esco di casa e già lo scirocco permanente di qua arriva a più di trenta gradi ricamandomi sulla capa puntuale un mal di testa. Quando alla fine ritornerò a fottermene di tutto. E starò bene. In questa città alla quale mi affezionerò, credo, inevitabilmente.

Nota. Nella casa di un mio caro amico a Bologna si era appena liberata una stanza. Lo stupore della megasede centrale del Quotidiano Nazionale, le varie trafile burocratiche e l’impatto con le mie nuove mansioni s’accompagnano alle voci dei miei amici e alle partite dei mondiali che ci valsero il titolo da difendere quest’anno.

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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