Tornerai

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Mia nonna suonava e cantava al pianoforte questa canzone, ovviamente italianizzata, “Tornerai”. La sua voglia di insegnarmi, e la scusa per passare il tempo insieme, diventò occasione per acquisire tutto un repertorio del “suo tempo”: dolci melodie, testi d’amore pudichi e zuccherini. Brani innocui che magari risuonavano sullo sfondo della grande guerra, da ballare “cheek to cheek” nei salotti lontano dalle bombe e che, qualche anno fa, sono stati rispolverati in chiave jazz da quel genio che è il nostro Stefano Bollani nel progetto “Abbassa la tua radio“. Ammiro quell’altro genio che è Django Reinhardt, costretto a suonare solo con due dita della mano sinistra a causa di un incidente. Ma è quell’incidente, quella menomazione, che permise al suo genio di inventare una tecnica chitarristica rivoluzionaria. Lo guardo ammirato, beandomi all’idea che sia possibile all’uomo trasformare le proprie mancanze in bellezza.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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