Vive eterno colui che vive nel presente

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«Al n. 44 di rue de Rennes, a Parigi, nella sala dove tre volte alla settimana si riuniva il Collège Philosophique fondato da Jean Wahl, poco prima dei suoi quarant’anni Pierre Hadot pronunciò una conferenza su Wittgenstein, sul modo in cui dal Tractatus logico-philosophicus emergeva, inattesa, un’interrogazione sul misticismo.
Hadot decise di commentare alcune proposizioni del Tractatus che gli apparivano animate «da una sorta di fremito impercettibile», collocate alla fine del libro come se Wittgenstein, giunto alla conclusione, avesse percepito non più l’immagine astratta del linguaggio, la sua logica, ma il sentimento quasi fisico dei «limiti del linguaggio». Proposizioni, aggiungeva Hadot, che formalmente il Tractatus avrebbe dovuto liquidare come non-sensi, ma che in realtà si imponevano per un nucleo di verità che resisteva: Come pure alla morte il mondo non si àltera, ma termina» continua a leggere sul sito del Manifesto

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