La casa

Sono chinato sulle ginocchia a spiare la casa dalla finestra a piano terra. Dentro non vedo nessuno (per il semplice fatto che io sono fuori) ma riesco ogni tanto a leggere l’etichette dei barattoli che sono poggiati sulla dispensa. Dico ogni tanto, perché basta poco e il fiato appanna il vetro, e io sono costretto ad allontanarmi.

Mentre aspetto che la finestra si spanni, mi guardo attorno e mi trovo malinconico, smarrito, perché non c’è scrittura da nessuna parte: le etichette di fuori sono bianche, le persone hanno quasi tutte la stessa faccia e, naturalmente, non potrebbe esistere neanche questo foglio. Ci rimango così male, ma così male che, per distrarmi in questo universo senza indirizzo, trascorro la maggior parte del mio tempo in vari altri modi: invento giochi, fermo i passanti, invento musica, faccio domande e chiedo a qualcuno se può dirmi come siamo.

Riesco molto bene a sottrarmi alla sgradevole sensazione iniziale di spaesamento, ma alla fine so di non aver mai perso di vista la casa, e mi ricordo che era bello poter leggere le scritte sull’etichette… anche perché nel frattempo ne ho viste altre molto simili fuori, benché senza indicazioni del loro contenuto. A quel punto torno sempre verso casa, pensando che – certo – il vetro ormai deve essere cristallino e trasparentissimo!

Infatti. Mi avvicino, mi inginocchio di nuovo e guardo… che bello!

Come al solito dura pochissimo, ma col tempo sto imparando a trattenere di più il respiro, fiatare dolcemente, come quei subacquei che si allenano per andare sott’acqua. Credo che facciano mille esercizi per raggiungere uno stato di grande rilassamento, tranquillità e concentrazione. Alcuni, addirittura ricorrono a metodi di meditazione orientale. Chissà, potrebbe servire… Fatto sta che l’ultima volta, prima che si annebbiasse tutto di nuovo, ho creduto di intravedere la figura di una persona nell’altra stanza, in fondo. Mi è parso che fosse donna, non so, dal movimento che ha fatto. È incredibile! Ero certo che non ci fosse nessuno dentro la casa! Di certo, indagherò.

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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