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Se si dovessero spegnere tutti gli schermi del mondo, non esisterebbe più niente ormai.

– “Contatti”
– Giornali e teatro politico
– Biblioteche digitali
– Sproloqui come questo
– Lavori e professioni
– Servizi elementari (per qualcuno addirittura “alimentari”, tanto sono vitali)
… nulla. È un “dato di fatto”.

Ma la nostra identità virtuale, quando fuori piove, passa tra una goccia e l’altra. Narciso ha trovato uno specchio che dà un riflesso gigante e lì s’è fermato a dire sempre si: assente col capo, soddisfatto dell’alta fedeltà. Gli schermi parlano, puliti ed efficenti. Eppure, quando fuori piove, io mi bagno ancora.

Se si dovessero spegnere tutti gli schermi del mondo, esisterebbe solo quello che mi capita veramente. Saprei raccontarlo con gusto, dovizia di particolari e partecipazione al mio vicino.

Lucia disse a una vecchia signora: “Questa cosa si trova in Internet”
La signora rispose: “E dov’è?”

come si evince più o meno dall’ultima parola di Eyjafjallajökull

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

3 Comments

  1. La riflessione di Massimo Fini è insieme acutissima e banale. Tanto banale che non ci pensa quasi nessuno, a cose del genere. Questo dimostra quanto nella società occidentale la dimenticanza del futuro sia ormai “di serie”. A proposito di tecnologie che vengono a mancare, seppur in un ambito molto più intimistico e circoscritto, propongo di risentire “blackout” di Guccini: http://www.youtube.com/watch?v=ekePMCV-3A4

  2. altan

    Il memento dei propri limiti dovrebbe diventare mantra quotidiano. S’eviterebbero sfilze infinite di cazzate gigantesche.

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