Quel che resta del web letterario

la vera protagonista del web letterario italianoChe cosa resta del web letterario italiano? Un gigantesco universo autosussistente popolato da commentatori compulsivi che fanno il giro delle combriccole spargendo veleno.

Basta guardare le statistiche che recentemente ha pubblicato Giulio Mozzi nel suo bollettino. La navigazione pruriginosa batte perfino l’onnipresente Silvio Berlusconi: Mozzi ha pubblicato gemme e memorabilia ma a stravincere è la vetrina di tette, cosce e culi.

Gironzolando nulla cambia: i post che ricevono più feedback sono quelli di polemica pura, un turbine di tiro al piattello col malcapitato. Sino alla vera e propria persecuzione via modem che subisce Loredana Lipperini nel blog contundente Lapeperini.

Sino al parossismo: il blasonato Nazione Indiana inizia una serie di interviste agli addetti ai lavori della Repubblica delle Lettere e quasi tutti si fermano a far l’analisi logico-grammaticale sulla formulazione – in verità formalmente infelice – delle domande.

La letteratura diventa pretesto per inscenare stupri verbali. Nel vuoto cosmico delle prospettive presenti e future si rimpolpa la vita sciupandola sul web. Scatti di contatore provocano orgasmi, l’invidia tracima. Se qualcuno viene segnalato da uno dei big, repentinamente da “simpatico” viene scagliato nel girone dei sopravvalutati.

La diagnosi è sempre uguale: è stato notato solo per averla fatta ancora una volta fuori dal vaso. Forse ha ragione Vasco Rossi che ha voluto trovare un senso a questa storia finanziando tra un concerto e l’altro Satisfiction.

2 pensieri riguardo “Quel che resta del web letterario”

  1. Be’, non è vero che “quasi tutti” si sono fermati a fare l'”analisi logico-grammaticale” delle domande poste da Nazione indiana. Direi piuttosto così: io ho cercato di mostrare che quelle domande implicano una ideologia, e questo tentativo (e sarà colpa della mia inettitudine comunicativa) è stato scambiato per “analisi logico-grammaticale”. In alternativa: il mio tentativo, percepito come pericoloso, è stato depotenziato riducendolo a “analisi logico-grammaticale (ma questa è una ipotesi sulle intenzioni altrui, e quindi debolissima).

  2. Grazie per il chiarimento. Resta comunque abbagliante l’infelice formulazione di quelle domande. Che hanno svilito, a mio modestissimo parere, tutta l’inchiesta.

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