Perché tu non racconti?

Nell’Italia cattiva, dove il diritto è diventato privilegio, chi racconta il potere (criminale) raggiungendo moltissime persone si trova con le spalle al muro. E la scelta è una sola: o l’autorevolezza di quello che dici, o la tua stessa vita, non puoi tenerle entrambe. Peppino Impastato, Pippo Fava, Anna Politkovskaja, don Peppe Diana sono solo alcuni drammatici esempi. Ma quando le tue parole diventano patrimonio diffuso, il vento inizia a cambiare. Ecco l’anticipazione su Repubblica del prossimo libro di Roberto Saviano, La parola contro la camorra:

Molti chiedono a chi si pone contro le organizzazioni criminali perché lo faccia. C’è un corridore, un atleta, un recordman dei cento metri, a cui hanno chiesto una volta perché avesse deciso di correre. E la sua risposta è la risposta che io do a me stesso e a chi ogni volta mi chiede perché mi occupi di certi temi e perché continui a vivere questa vita infernale. A questo corridore chiesero: “Ma perché corri?” E lui rispose: “Perché io corro? … perché tu ti sei fermato?”. Anche a me piace rispondere così. Quando mi chiedono perché racconto, rispondo semplicemente: “… e perché tu non racconti?”

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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