A volte siamo fatti di piccole storie

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Una volta, anche due, sono andato a vedere un gran film in 3D ma tutte

quelle trombe mi hanno buttato fuori dalla storia verso l’uscita: “delusione“.

L’effetto era come di una promessa non mantenuta. Poi ho visto questi corti

e ho capito che le piccole storie aprono un grande spazio libero per viverci

dentro. Indicano strade, riassumono un sapore, lasciano impronte che puoi calpestare, possono avere un grande valore e mantengono una promessa onestamente: “questo è quanto”. E in effetti questo si rivela essere quanto significa per te. Poco? Nulla? Tanto? Bello? Forse tutto, tranne che “Brutto”: penso infatti che il ‘requisito’ della bruttezza non sia da ricercare nelle caratteristiche proprie di un oggetto, ma sia propriamente il risultato di una certa insistenza, come proprietà dell’oggetto stesso o della proposta che ce ne viene fatta. Le piccole storie non insistono. Esistono e basta.  Discrete. Che ne pensate?

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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