Tim mani d’incanto

Uno come Tim Burton è la speranza di tutti noi. Noi giovani testainaria, macchiafoglimalgradotutto e anelanti di vita intensa. Ci dà una giustificazione per esistere e continuare a lottare, seppur a modo nostro. Appunto a modo nostro.

Ci dà un appiglio tra il nostro eterno pensiero divagante e il freddo ciclico e crudele del mondo di fuori. Ci fa restare attaccati a queste nostre quattro scartoffie e astratte ambizioni.

Questo freak goffo e introverso con le forbici al posto delle mani, lo sguardo distonico e incantato, il vestito improponibile e l’espressione ingenua da fanciullino male svezzato. Questo mostro prodigioso che soffre come un cane perché non riesce a toccare gli altri, a gettarsi di slancio come vorrebbe, senza sbagliare, ferire e fare male. Ah no, qui forse c’è un errore. Quello è Edward, il protagonista del suo capolavoro del 1990. O forse non c’è nessun errore. Quello è proprio Tim Burton. Quello è tutti noi.

Povero piccolo esserino rintanatosi in un angolo per la sua mancanza ed il suo prodigio. Fenomeno da baraccone quando gli va bene, minaccia da scacciare quando la gente si stanca di lui. Edward mani di forbice è una delle più belle metafore mai prodotte dal cinema.

È l’uomo dalla grande sensibilità che sbatte il grugno contro un mondo di superficiali e idioti. L’anormale normalissimo, semplicemente più puro e sincero della media. Che è riuscito a fare quello per cui si sente predestinato. Tagliare, modellare, creare. Edward è dentro tutti noi, ma non sono in tanti quelli che lo accettano. Lui, come avviene un po’ nelle Notti Bianche del buon Fedor, è l’immaginazione e il sentimento che giunti in prossimità dell’età adulta spesso ci si mette tenacemente a strangolare.

E poco male se ora il nostro caro regista abbia colto l’occasione per fare cassa con quella delusione totale di Alice in the Wonderland, piegando il suo genio alla fantasia canonizzata dell’amataodiata Disney. Poco male se questa volta abbia svolto il suo compitino senza amore né sapore, autolimitandosi ad una ottima favolozza per bambini in formato 3D, ma niente di più. Ci si aspettava molto di meglio. E ci siamo rimasti maluccio, a dirla tutta. E il Johnny Depp Cappellaio Matto non aveva nemmeno un briciolo del vecchio Edward e neanche del sublime Willy Wonka. Ma poco male. Il fabbricante di sogni Tim Burton ci ha già dato molto. E noi continuiamo a sperare in tanti altri bellissimi doni, stringendo i denti e continuando a risalire correnti. Proprio come ci ha insegnato.

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