Ai candelabri

Non siamo, nè vogliamo essere istituzionali. Secondo me è giusto che si riconosca a livello globale un giorno come questo. Mi pare di aver sentito che in Olanda per un minuto, ovunque si trovi, ogni persona si ferma: per strada, a lavoro, sui marciapiedi, in televisione, nei supermercati… E’ un bel gesto perchè è fisico e muto, e riconduce la memoria che si fa al suo legame col corpo che la rende presente. Perciò il singolo forse non dimentica, ma per il corpo astratto della collettività è diverso. Lascio qualche traccia per un silenzio di lettura sul tema: ai candelabri, fuga di morte, centro di documentazione e qualcos’altro.

8 thoughts on “Ai candelabri

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  1. io sapevo che a varsavia ci si ferma a settembre per la commemorazione della dichiarazione di guerra e dell’invasione successiva della polonia…

  2. e comunque, come ho detto anche altrove, pensiamo anche al sangue dei palestinesi. Dovremmo ricordare ogni giorno anche tante altre vite.

  3. cercando qua e là ho scoperto che in Olanda la commemorazione è a maggio:
    http://www.blogolanda.it/2009/05/04/4-e-5-maggio-in-olanda-il-giorno-della-memoria-ai-caduti-e-della-liberazione/

    hai ragione nel ricordare il sangue versato da altri, ma credo che per fare memoria ci si debba concentrare su un singolo fatto alla volta; la relazione con altri eventi può riguardare magari le modalità di esercizio di questa memoria, ma dovrebbe essere indirizzata comunque alla testimonianza del singolo fatto, altrimenti la chiamerei “storia” e non “memoria”. Nel caso specifico, poi,considero quel fatto come una tragedia a sé stante a cui deve essere riconosciuto il doloroso attributo di unicità.

  4. 1. Storia e memoria: perchè dividere le due cose?

    2. Generalizzando le tragedie e considerandole “troppo poco uniche” si rischia di perdere di vista il motivo per cui ci indigniamo.

    3. I “testimoni” non è sempre detto che trovino la possibilità di amplificare la propria voce come hanno fatto gli ebrei sopravvissuti all’olocausto.

  5. 1. Si possono anche tenere unite, ognuno fa quel che vuole, ma è bene tenere a mente la differenza che oggi per convenzione guarda alla seconda.

    2. Non perdo di vista l’indignazione per quello che oggi l’Iran ha detto in proposito, nè per le scritte sui muri trovate stamattina a Roma.

    3. Riconosco il valore di traino che per i testimoni “altri” potrebbe avere questa giornata. Ma chi aiuta gli stessi a non dover essere più dipendenti da questa giornata? Le persone che le nominano in occasioni come questa di oggi?

    Postilla.: come vedi nel momento in cui si inizia a volere parlare, si possono dire infinite cose condivisibili (le tue, le mie). Ma la memoria non è un discorso, è una pratica che dipende dall’intenzione di chi la fa, non dall’imposizione sul calendario (quella è politica). Si dovrebbe parlarne il meno possibile perchè questo atto, in sé virtuoso, della memoria si trasforma facilmente in un vizio di rimandi indefiniti.

  6. per questo ero in dubbio se fare questa segnalazione… eppure ho cercato di scrivere il meno possibile! Del resto il mio riferimento al corpo astratto della collettività era proprio indirizzato alla difficoltà che la memoria incontra quando diventa discorso pubblico.

  7. hai detto bene la data è una questione politica.
    Il punto è “chi stabilisce cosa”.
    Non voglio giocare a essere “contro” gettando fango sulla memoria dell’olocausto in favore di altri eccidi. Israele uccide, anacronisticamente afferma la sua ideologia. Distrugge e demonizza culture. E tutto questo è quotidiano, è storia.
    E’ assurdo pensare che qualcuno possa avere il diritto di sventolare con la mano sinistra la bandiera dei diritti umani e brandire allo stesso tempo con la destra quella dell’odio e della sopraffazione.
    L’intenzione di chi perpetua la memoria è vana se non ha un riscontro presente, reale, odierno.

  8. Su questo aspetto storico-politico e sulla necessaria coerenza da parte di chi si ascrive l’onore di perpetuare la memoria, sono d’accordo con te. Grazie del contributo.

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