Lingua madre

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I tromboni d’ottone sfilano in quel che rimane delle gloriose pagine del Corrierone nazionale, tutti a far assoli sull‘incistirsi dell’italiano dialogato, letto e pensato. Per chi ha la dannazione uguale e contraria al Funes el Memorioso di Borges, basti ricordare che la lingua italiana zoppica dal 1954, quando panciuti televisori ce la inculcarono. I giovinetti che sospingiamo nel futuro parlano la lingua viva, vera e vitale che sopravvivrà a loro e a noi. E snudare vecchie e obliate locuzioni per celia e disincanto a nulla gioverà. S’appassisce l’italiano e gemma invece la riscoperta delle parlate locali, con tutta la dignità del dialetto. E con l’eco di Baaria ancora vibrante, segnaliamo l’alfabeto baarioto avviato dal professore Aiello sulle colonne di Bagherianews. La prima puntata è tutta dei cani del Dragotta, che paiono scivolati da Esopo.

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