Urla sul posto

(quasi una fotonotizia)

C’è qualcosa che urla in questo posto, si sente distintamente. C’è qualcosa che urla e fa sorgere un dubbio ogni volta che urla: se sia la furia quotidiana del principe o la tormentosa resistenza dell’onesto.

Questo posto urla e i sordi sono più di quello che sembra, ma io ora non sono più sordo. Vedo le cose a onde sonore e noto che il cielo è più basso di come era prima, gli echi mi prendono a schiaffi. Non fossi già vecchio, potrei anche allungarmi alla volta che domina il mare e toccare il libero arbitrio di cui un tempo era effigie l’azzurro. Ora però è molto diverso: ora è un azzurro che schiaccia, soffoca e smussa ogni prova di risveglio sgradita. E poi ci sarebbero le urla a distrarre il mio volo. Non fosse per il buio che pesa sulle orfane stelle, si potrebbe cambiare direzione in favore di un posto più calmo: altrove la luna impianta sentieri d’argento.

Tolta memoria di chi osa partire, è qui che si sta e dorme il varo di un nuovo splendore.

Riconosciuto dagli abbandonatori come il posto soggettivamente più bello che esista, cresce in ogni persona che resta la voglia di incidere al suo passo un’impronta diversa. Ma il posto non vuole cambiare. Lo stesso è il primo a incantarsi, a divorarsi, e terrifica con lingua rasata ogni atto deviante, annega gli occhi, la vista efficiente. E chi vuole incidere ne esce anzi inciso, in varianti duali: cammina a testa alta mangiato dai vermi, o striscia torchiato da una soma di luce.

C’è qualcosa che urla in questo posto. Riacquisti l’udito solo fuori di qui. Poi, la prima volta che torni, le cose emettono autentiche urla e tu le senti nell’aria della città, nelle facce degli abitanti, nei ruderi dei vecchi balconi, nei giardini di antiche delizie, nel sole che sveglia i mercati e ovunque appresso ai randagi negli arabi vichi.

C’è qualcosa che urla e fa sorgere un dubbio. Ma è sicuro che urla.

(sopra, alberi di ficus a villa Garibaldi; sotto, il Cassaro visto da Lillo Sorrentino)
 
 

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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