L’ANNO (SCOLASTICO) CHE VERRA’ di Giuseppe Caliceti

Cara Scuola Pubblica Italiana, il tuo futuro è sempre più incerto: ce la farai a sopravvivere un altro anno o morirai di stenti già il prossimo anno? Sei sempre più povera. Sei sempre più precaria. C’è la crisi, è vero. Ma non per tutti, se sono stati aumentati i finanziamenti alla scuola privata. A te, invece, sono stati tagliati. Non è tutto. Tutti i provvedimenti fin qui decisi dal Governo sono fatti per ucciderti, lo sai bene. Anche se i genitori di tanti alunni e studenti non se ne rendono conto. Come potrebbero, d’altra parte, se l’informazione non li informa su quello che sta realmente accadendo nelle aule e se i docenti a scuola non possono parlarne?

Quelli messi in atto dal Governo contro di te sono provvedimenti spesso senza nessuna copertura legale, cara Scuola Pubblica Italiana, approssimativi, dilettanteschi, pericolosi. Per esempio, solo qualche tempo fa il il Consiglio di Stato ha bloccato la cosiddetta “riforma” Gelmini delle Superiori.

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha chiesto il rinvio del Regolamento relativo alle nuove classi di concorso. Il Tar del Lazio ha ribadito il limite massimo 25 alunni per classe. Ma il Governo se ne frega; questo Governo non è abituato ad avere interlocutori: va avanti senza battere ciglio. Come sempre i prossimi mesi di gennaio e febbraio saranno molto importanti: sono i mesi delle iscrizioni di studenti e alunni ai prossimi anni scolastici.

Una cosa è chiara: oggi, solo unendosi, il mondo della scuola può avere qualche probabilità di farsi ascoltare da questo Governo che ha deciso di ucciderti. Riuscirà a salvarti? Non lo so, ma non credo. Neppure se, tanto per fare un esempio, tutti gli istituti superiori d Italia si trovano oggi nella condizione di non poter svolgere nessuna seria attività di orientamento per gli alunni delle terze medie che dovranno scegliere nei prossimi due mesi dove iscriversi per proseguire gli studi. Si prospetta una vera e propria “scelta al buio”, se così si può dire.

Gelmini e collaboratori hanno avuto un anno di tempo per formalizzare la legge. Ma ad oggi non sappiamo nulla di preciso su orari, piani di studio, specializzazioni. Che accadrà? Nessuno lo sa, come sempre. Ma tutti sanno che, come sempre, non sarà nulla di buono. La cosa che stupisce di più è notare come gli accorati e preoccupati appelli di tanti docenti e operatori per salvarti, cara Scuola Pubblica Italiana, non vengono minimamente presi in considerazione dalla stampa nazionale. Pare quasi che il tuo destino sia già segnato.

Nelle scuole primarie come nelle secondarie parlano di Riforme epocali. In realtà il sinonimo della parola Riforma è, in questo caso, Assassinio.

Cara Scuola Pubblica Italiana, l’anno che sta arrivando, racconta la nota canzone di Lucio Dalla, tra un anno finirà: è questa la novità. Tu però, cara Scuola Pubblica, hai una preoccupazione in più: perché rischi, tra un anno, di non esserci più. Rischi di morire, di essere morta. Nel 2010 anche per le superiori è previsto l’abbattersi furioso e irrazionale della scure della Gelmini e di Tremonti sulle risorse, sul personale e sulla qualità dei percorsi educativi e formativi finora proposti agli studenti: se le bozze di “riforma” della secondaria che circolano verranno definitivamente approvate e pubblicate in Gazzetta Ufficiale, arriverà il peggio anche per loro.

Cosa è il peggio? Una situazione crescente di incertezza e di precarietà. Condizioni di lavoro spesso insostenibili. La mancanza di fondi e di personale per l’integrazione e per i progetti. La mancanza di fondi addirittura per il funzionamento ordinario delle scuole. L’attacco continuo portato avanti dai ministri Gelmini e Brunetta al personale scolastico con la vergognosa polemica sulla scarsa efficacia della scuola, sui fannulloni, sugli assenteisti e così via.

Io non ho capito bene perché sei stata condannata a morte, cara Scuola Pubblica Italiana, ma certo il prossimo anno dovrai continuare a scontare questa “pena” che ricade come sempre sui più giovani: i ragazzi, i bambini. Sei stata condannata a morte. Bisognerebbe chiedere la grazia al Capo dello Stato. E’ quello che tanti docenti italiani fanno ogni giorno. Niente da fare, neppure lui ci ascolta. Incrociamo le dita e stiamo a vedere cosa succede adesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑