L’isola e il fascino discreto dell’editoria
Attese e novità di un anno che (s)finisce

Cronache scarne dall’ultima fiera della piccola e media editoria di Roma, con un sasso nella scarpa da levare subito. Qualcuno esorcizzi la bulimia statistica incombente. Anche quest’anno bilancio record! La catalogazione numerica del mondo librario e la relativa promozione in termini di successo (affluenza alle fiere, aumento delle vendite, numero di eventi, premi conquistati) approssima il livello di esaltazione al mood di uno spot sull’efficacia di un detersivo. Assodato il difficile ruolo mediano dell’editore, sempre in bilico tra progetto e fatturato, non mi libero dall’immagine di un crescente squilibrio che abbassa il piatto dalla parte del puro marketing paratestuale (molto “para”, poco “testuale”). Come se l’unico canale per legittimarsi fosse quello di mostrare ricavi crescenti, si applicano sondaggi alla messinscena di una nazione che si interessa di cultura. E par di vedere un settore che cerca credibilità sociale pensando di doversi cucire un ruolo nel sistema italiano dello sviluppo economico, rincorrendo l’identikit dei grandi gruppi. Sarà il disincanto del mio secondo anno di fiera, sarà che ho letto questo articolo di Paolo Gervasi sugli Stati generali. In tale quadro, il modus operandi dell’editoria siciliana predilige ancora la concretezza di un catalogo ben strutturato, lasciando in secondo piano (per scelta o per poca dimestichezza) eccessive operazioni d’immagine, martellanti uffici stampa o appuntamenti cultural trendy. Pane al pane.

In tema di entità rilevabili, secondo gli unici dati da me raccolti, la presenza della Sicilia si attenua leggermente rispetto all’anno scorso. Ho visitato cinque case editrici su sette isolane presenti all’evento babelico (409 stand, sovrapposizioni tra dibattiti, presentazioni, performance e code per autografi di scrittori noti). La maggior parte veniva da Palermo, che si conferma centro regionale del settore: Sellerio, :due punti, Flaccovio, Nuova Ipsa, la messinese Armando Siciliano, la catanese Bonanno e il Centro studi eoliano. Ognuno con la sua specializzazione, tutti abbastanza vaghi quando si parla dei propri vicini di casa. Sarà che il territorio non si misura in coordinate geografiche ma in contenuti del progetto editoriale. Però si percepisce al fondo scarso interesse reciproco o una sorta di “meglio soli che mal’accompagnati”. C’è poco da fare, siamo isolani. Per questo si va alle fiere: agganciare contatti con gli ‘altri’ operatori e presentificarsi al pubblico dei lettori (di qualunque cosa). Un viagra per gli incassi dei meno visibili.

Non è  il caso dello stand Sellerio che invece conferma l’annuale pienone. A cavallo dell’ultimo Camilleri (La rizzagliata) si viaggia sull’onda dell’istant (post Nobel) book con Lo sguardo estraneo di Herta Muller che divide il secondo posto delle vendite con un ritrovato Danilo Dolci e i suoi Banditi a Partinico. Sul podio anche gli ultimi di Alicia Giménez-Bartlett. Nella prima metà del 2010 usciranno da Sellerio altri due lavori della Muller, di cui al momento in Italia sarebbero all’incanto pure i diritti sugli scarabocchi. Potenza di scoperta delle piccole: oggi la Keller di Rovereto, l’anno scorso la :due punti di Palermo. I detentori del Verbale di Le Clezio, quest’anno hanno offerto agli avventori un alcol test in omaggio, onorando il loro nuovo Trattato sul buon uso del vino di Rabelais. Prossime uscite a febbraio, Rue de L’Odeon e un volume con due romanzi del filosofo Giuseppe Vaccarino, Lo sporco e Il pulito. Nel primo, Adrienne Le Monnier (poetessa, libraia, prima editrice francese nel 1942 dell’Ulisse di Joyce) racconta la vita di una libreria parigina che aveva per clienti gente come Benjamin, Hemingway, Beckett, Rilke, Valery, Proust e Breton (a voi il confronto con gli ipotermici moloch di oggi, Multicenter e Megastore). Il secondo, segue l’evoluzione non lineare di un ricercatore, forse l’ultimo illuminista, ossessionato dalla definizione scientifica dei concetti di “sporco” e “pulito”.

A pieni giri continua l’attività de La Nuova Ipsa che ha lanciato una nuova collana di storia dell’Isola, gli Augustali/pocket, al suo esordio in fiera con L’invenzione del regno di Pasquale Hamel sul periodo normanno. Solo da agosto a novembre ha sfornato ben quattro titoli, mantenendo la ricetta ‘libro con Cd’, tra cui Musica dai saloni, suoni e memorie dei barbieri di Sicilia: 45 racconti e ricordi di veri e propri micro universi del passato redatti, fra gli altri, anche da Camilleri, Ferlita e Basile, ed ‘eseguito’ dalla Compagnia di canto e musica popolare. Da segnalare anche il primo giallo omeopatico della storia: Omicidi infinitesimali, il decimo della collana “Mistery”, scritto da un anonimo ingegnere informatico. Allo stand Flaccovio, come da tradizione, non c’era nessuno della casa editrice. C’era invece il distributore per il Lazio, RDE, a pubblicizzare le numerose riedizioni dei libri di Luigi Natoli, autore di punta con i Beati Paoli, i Vespri siciliani, e varie storie e leggende dell’isola. Fresco di stampa invece è l’inedito Un mare di Telex, il meglio dei primi sette anni della rubrica satirica di Massimo Puleo sull’inserto cittadino di Repubblica.

Infine, Armando Siciliano, con la sua barba candida sempre in trincea, mi racconta della piazza messinese. Del degrado generale che addormenta qualunque iniziativa, dell’indolente gioventù e mentalità pusillanime e della decisione di allargare il proprio interesse al recupero delle tradizioni marchigiane. L’enorme e diversificato catalogo spalmato sui banchi del suo stand attira vari lettori e impedisce di attribuire la pole position al titolo più venduto. Epilogo che lascia un vuoto classificatorio in questo resoconto, almeno fino al prossimo anno. Ma avverto già il suono di record infranti.

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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