Per la libertà di stampa
la piazza non è del Popolo

“Quando uso una parola”,
disse Humpty Dumpty
in tono piuttosto sdegnato,
“essa significa esattamente
quello che voglio
– né di più né di meno”.
“La domanda è”, rispose Alice,
“se si può fare in modo
che le parole abbiano
tanti significati diversi”.
“La domanda è”, replicò
Humpty Dumpy, “chi è
che comanda – tutto qui”.

Pensavo, nella mia ingenuità, che sarebbe andata diversamente. Non ho ancora visto Baaria ma, nel chiasso che copriva piazza del Popolo sabato scorso, ho ritrovato una famosa immagine di Nuovo cinema paradiso: il matto della piazza. “La piazza è mia, la piazza è mia” continuava a suggerire l’indefesso sventolio dei simboli di partito, associazioni e altre sigle sindacali, giornalisti della ribalta e divertenti cartelloni “anti-papi” (nulla a che vedere con la Chiesa).

Nell’amarezza di questa constatazione, qualcuno che c’era si è pure definito assente! Ecco la surreale dichiarazione del segretario nazionale dell’Odg, Enzo Iacopino: “Mi spiace non aver potuto partecipare all’iniziativa della Fnsi sulla libertà di stampa. Ho semplicemente sbagliato piazza e mi sono ritrovato in una manifestazione del Pd, IdV, Sinistra e libertà, Rifondazione Comunista con la Cgil e tanti esponenti dello spettacolo”.

Si misura così l’ombra di una prigionia italiana che va oltre le vicende contingenti: la continua lotta per chi deve comandare e le tresche del potere con la stampa. Così, decine di migliaia di ‘altre’ persone hanno raggiunto la Capitale e si sono ritrovate controtempo insieme ai soliti secondini della verità, che non avevano motivo di rappresentare nessuno, ma di metterci la firma sì. Un fastidio poi materializzatosi sulle infinite sgomitate di chi entrava o usciva dalla piazza, in cerca di un riparo dal continuo riflusso umano nelle strade laterali (anch’esse intasate di gente). La frase più ricorrente, con il tono di chi si sente un po’ tradito, era: “hanno sbagliato piazza, dovevano organizzarla meglio, è una fortuna che siamo così tanti ma di certo è impossibile restare, manca l’aria”. Coito interrotto d’entusiasmo.

Me ne sono andato via dopo l’intervento di Roberto Saviano, per cui scrivo un articolo incompleto. I giornali invece ne hanno parlato diffusamente, riportando le cifre della questura e i numeri stimati dagli organizzatori. Dalla qual cosa si desume con certezza che eravamo in tutto tra le 60 e le 300 mila persone – farabutto più, farabutto meno. La bizzarria di tale rilevazione basta a tradire la pur manifestata voglia di libertà: nessuno che si prenda la propria responsabilità di testimone, solo un abbozzo interlocutorio tra gli sguardi dei capi branco. Libertà si, emancipazione no.

Un’anticipazione del rapporto di Reporter sans Frontieres, che sarà reso noto il 20 ottobre, vede l’Italia ulteriormente scesa nella classifica della libertà di stampa e dice che Berlusconi potrebbe essere inserito nella “lista dei predatori” della stessa. Il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida ha accennato a “giornali-passerella, serbatoi di consenso elettorale”, definendoli come gruppi di potere. “I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine”: questo ovviamente è Beppe Grillo. In questo teatro di perenne guerra intestina è impossibile non ritrovarsi collocato automaticamente in uno dei fronti, senza prendere una parte. È questa la prigione in cui muore qualsiasi discorso che dovrebbe invece trovare l’unanime sottoscrizione di chi ha potere di parola.

Abbandonato il chiuso della sua trincea, Roberto Saviano sorride al tappeto rotondo di persone: “È bello vedere tanto sole. Siamo qua per la serenità di lavorare senza doverci aspettare ritorsioni nella vita privata. Libertà d’espressione e legalità dovrebbero tenerci uniti e costituire la premessa, non il risultato, di una politica”. Saviano è un preciso rivendicatore del senso rubato alle parole, è la spia che ci ricorda l’indecenza e la furbizia di chi se ne impadronisce, di chi ne stabilisce l’uso univoco per costruirci su una realtà incontestabile di quotidiana accettazione. Così, ha parlato del vero senso della parola onore, della speranza di riconquistarlo. Ha indicato anche parole il cui senso non potrà mai coincidere: verità e potere.

Quando così tante persone scendono in piazza, questo diventa un fatto in mano al volere dei chiosatori. Tali fatti esistono per chi ne stabilisce il significato e per questo fatto qua non toccava a me, come forse a nessun altro. L’articolo è già stato pubblicato nel 1947. Porta il numero 21 sulla Costituzione.

Autore: Marco Bisanti

mela penso

6 pensieri riguardo “Per la libertà di stampa
la piazza non è del Popolo”

  1. dal Corriere di oggi, l’Europa intera conferma la nostra semi-libertà:

    Libertà di stampa minacciata in Italia
    Strasburgo boccia mozione della destra

    MILANO – Il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri presentata dai gruppi del centrodestra in cui si sosteneva che in Italia non c’è alcuna minaccia alla libertà di informazione. Su 644 votanti, i voti favorevoli sono stati 297 e i contrari 322. Gli astenuti sono stati 25.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *