“Con Baarìa tutto è stato ribaltato. Una situazione grottesca, che non m´arrischio a definir kafkiana: ricevo complimenti per un film che la stragrande maggioranza non ha ancora visto. Questa situazione m´imbarazza e mi destabilizza”.
I sogni che si avverano possono schiacciarti. È il più tipico degli incubi in cui si trova psicologicamente impantanato il nostro caro Peppuccio. Povero Peppino: la metamorfosi porta il bello a diventare troppo bello, fino all’assunzione di forme sospettosamente autonome da quelle che avevi partorito. Come fosse entrato anche lui attraverso la porta magica di Coraline, Tornatore assiste all’ammutinamento del suo sogno di celluloide, darsi alla “fuitina” insieme con l’altro mostro impalpabile che governa la realtà: il Cerbero mediatico.
Da questo amplesso al fulmicotone (per restare in tema cinematografico) è nato l’enorme scarafaggio che detta ora l’impressione del regista sopra citata.
Cittadinanze onorarie, i complimenti propagandistici del grande dettatore al potere, la candidatura all’Oscar, florilegi di scritture finto critiche a favore, la Sellerio che ne rilega la sceneggiatura come per accaparrarsi la reliquia dell’ultimo santo patrono, un aggiornamento diverso ogni numero di quotidiano.
Persino oggi si è scomodata la penna che dirige il maggiore quotidiano nazionale, evacuando una lista di episodi che concorrono all’arguta definizione di “atto d’amore per la Sicilia e l’Italia”. Anche quando il contesto creatogli attorno sembrerebbe negativo, il risultato è sempre quello: l’infinita proiezione nei nostri televisori, nei manifesti per le strade e nelle pagine internet (compresa inevitabilmente questa) di un vero e proprio gemello cattivo, una sorta di “Maschera di ferro” dumasiana del vero Baaria ch’è svanito ancor prima di esibirsi.
La maggior parte delle persone, i sudditi di questo regno delle infernali rappresentazioni, semplicemente noi, il film vero non l’abbiamo visto, rinchiuso com’è nelle sue “pizze” fino a domani. Eppure da settimane stiamo assistendo a un film non meno reale costruito da una spudorata bulimia propagandistica in merito.
A tal proposito, la situazione non mi pare affatto grottesca, come invece lamenta il regista. È invece la dimostrazione di quanto sia inconsistente ormai la vecchia definizione di “cosa esistente” e da qui il rilancio della domanda: quanti Baaria esistono? Francamente non se ne può più di questo film (quello tanto reale costruito sulle spalle di quello altrettanto reale ancora non visto): a me questo Baaria qua fa schifo.



