“I disarmati” di Claudio Fava: un resoconto incompleto

Dalla morte di Pippo Fava sono trascorsi venticinque anni, eppure le notizie di questi giorni rinfocolano un’amarezza mai sopita. Proprio ciò che sta accadendo può ben chiarire il titolo dato da Claudio Fava al suo testo, un libro attraversato dalla memoria del padre e, tuttavia, scritto non in chiave autobiografica, bensì come un resoconto lucido, sostenuto dalla certezza di non stare raccontando una vicenda personale:

«Non è la mia storia: è la nostra storia. Il racconto di ciò che ha reso forte la mafia e vulnerabile la verità, il riepilogo di un inganno in cui nulla è stato lasciato al caso. Nemmeno la memoria dei morti»

L’autore si concentra su varie vicende, aspetti e personaggi, dedicando ampio spazio alle colpe, alle connivenze, ai silenzi complici cui molti giornali hanno ceduto – in particolare il quotidiano di Catania La Sicilia, diretta da Mario Ciancio –  e puntando il dito contro lo stesso Ordine dei giornalisti, colpevole di avere troppe volte alzato le spalle, mentre il numero dei giornalisti uccisi dalla mafia nella nostra regione lievitava con numeri da guerra civile. Claudio Fava non risparmia neppure la sinistra tra le cui file milita e ha militato, denunciandone la disponibilità, in diverse occasioni, a scendere a squallidi compromessi, pur di ottenere infimi vantaggi.

Il resoconto, fornito dal giornalista, viene corroborato con puntuali riferimenti a documenti, articoli, libri, atti dei processi, e arricchito da una breve cronologia degli eventi, legati alla mafia e alla sua evoluzione, che hanno segnato la storia d’Italia tra il 1970 e il 2007.

Dispiace, tuttavia, che questo lavoro, pur apprezzabile nella sua impostazione e sicuramente condivisibile nelle intenzioni, non sia stato spinto più a fondo: non si può sfuggire alla sensazione che ampliando la documentazione e approfondendo il racconto, si sarebbe ottenuto un testo forse meno agile ma di maggiore spessore.

L’opera, che è comunque importante per comprendere quali siano state le responsabilità e i meccanismi del giornalismo siciliano, avrebbe meritato di essere ampliata dal suo autore, di indagare con maggiore acutezza quei cento passi tra la mafia e l’antimafia, verso cui punta la sua attenzione, in tanti momenti svolgendo il suo percorso troppo precipitosamente. Ciò non solo perché un resoconto più accurato sarebbe stato utile a comprendere meglio il passato, ma perché esso sarebbe certamente fondamentale per interpretare meglio il nostro presente, in tempi in cui Pino Maniaci deve difendersi dall’accusa di esercitare la professione giornalistica senza tesserino e le dichiarazioni di Riina sull’assassinio di Borsellino non possono non apparirci inquietanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑