Karen Russell: un ponte di corde per saltare l’abisso

«La mia sorella maggiore ha interi regni dentro di sé, alcuni dei quali sono accessibili solo in determinate stagioni e con determinate condizioni meteorologiche. A uno in particolare puoi accedere durante le piogge d’estate, a mezzanotte, in quel verde alito di tempo che precede il sonno. Devi porre la domanda giusta, gettare il ponte di corde adatto e saltare l’abisso che ti separa da lei prima che quel ponte crolli»
Basterebbero queste parole per spiegare quale sensazione accompagna il lettore che si immerge nei racconti di Karen Russell, autrice americana piuttosto giovane ma dotata di una scrittura raffinata e potente, di uno stile personalissimo e coinvolgente.
“Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi” raccoglie dieci racconti, ciascuno dei quali si apre su un regno dove fantasia, magia e realtà coesistono senza stridere. Protagonisti sono ragazzini a metà tra l’infanzia e l’età adulta, eppure il loro non è mai uno sguardo ingenuo o sprovveduto, anzi attraverso la loro acutezza e la  loro sensibilità sono gli adulti che ci appaiono succubi delle loro nevrosi, impegnati a fuggire piuttosto che a confrontarsi con il mondo, vittime di paure di fronte alle quali riescono solo a trovare un ristoro nella menzogna, che – come ci suggerisce la protagonista del racconto che chiude e dà il titolo all’antologia – è propria dell’uomo e, possiamo aggiungere, tra gli uomini è appannaggio soprattutto degli adulti, malgrado essi si illudano – ancora una volta mentendo a sé stessi – che non sia così.
I protagonisti di Karen Russell non hanno timore di confrontarsi con una realtà per molti versi straordinaria, popolata di alligatori, fantasmi, uomini lupo, minotauri, conchiglie giganti, tuttavia i loro problemi, le loro ansie sono altre: nell’eccezionalità del loro mondo i turbamenti che li animano sono “normali” e “quotidiani”:
«Il nostro scherzo continua a schiudersi e ad avanzare  ondeggiando in una processione nera e serpeggiante, che diventa più lunga e meno divertente ogni secondo che passa. E questa volta nessuno, nemmeno Raffy, ne conosce la battuta finale»
I dubbi dell’adolescenza, l’angoscia per i tradimenti fatti e subiti, il rapporto con i fratelli e soprattutto il confronto con un universo adulto per lo più meschino e deludente impongono a questi ragazzi di affrontare la sfida difficilissima con sé stessi, con i propri demoni, i propri limiti, i propri sensi di colpa; come accade al protagonista de “L’ossessione di Olivia”, impegnato insieme al fratello a cercare con una «maschera diabolica» il fantasma della sorella scomparsa in mare:
«Cerco mia sorella, ma è un tentativo disperato. La maschera è completamente appannata. Tutti i pesci brillano come lanterne, e non riesco a distinguere i vivi dai morti. Ovunque vedo una luce indistinta, spalmata, come se ci fossero delle impronte celesti su tutte le rocce, sulla scogliera e sui rifiuti affondati. Olivia potrebbe essere ovunque»
In ciascuno di questi racconti, i personaggi cui la scrittrice dà voce sono chiamati a guardare nello sconcertante abisso della loro interiorità, nell’incubo e nei paradossi della loro diversità, che può essere chiara e lampante, come per le giovinette di Santa Lucia, o può essere imposta dal giudizio altrui, come per un’altra ragazzina, Grossa Rossa, o, ancora, vissuta nel proprio cuore con senso di rabbia e di colpa, nonostante il mondo cerchi di farla dimenticare, come per il giovane protagonista di “Verbale d’incidente, caso 00/422”, amato dal padre adottivo ma tormentato dall’abbandono del padre naturale.
L’età dei suoi personaggi non deve ingannare, nell’universo fantastico creato da Karen Russell tutti siamo chiamati a ricordarci della peculiarità e della sfida che è insita nel nostro essere al mondo, tutti siamo portati a considerare la nostra diversità, l’amarezza e il conforto che ci viene dal gettare sugli altri uno sguardo unico e irripetibile.
Il senso di questa raccolta e il suo valore stanno nella capacità della sua autrice di creare un confine impalpabile e osmotico tra ciò che è reale e ciò che è irreale, tra ciò che è credibile e ciò che non lo è: spingendoci ad attraversare continuamente questa linea, conducendoci ora al di qua e ora al di là di essa Karen Russell ci induce a dubitare, a riformulare i nostri giudizi su che cosa è normale, rilevandoci, pur in un’atmosfera assolutamente straniata, che cosa è, invece, senza dubbio anormale e inaccettabile, quale è il fondo delle nostre tensioni.
Procedendo si è conquistati dal desiderio della scoperta, dal piacere della lettura, dalla sensazione di non andare incontro a soluzioni e finali lieti e convenzionali ma a dubbi irrisolti, proprio perché confrontarsi con essi non può essere che parte di una vicenda intima, che possiamo scegliere di vivere nella nostra “mostruosa” e “incredibile” singolarità, ponendo le domande giuste e gettando il nostro ponte di corde per saltare l’abisso, o decidere di scansare, chiudendoci in comode bugie.

«La mia sorella maggiore ha interi regni dentro di sé, alcuni dei quali sono accessibili solo in determinate stagioni e con determinate condizioni meteorologiche. A uno in particolare puoi accedere durante le piogge d’estate, a mezzanotte, in quel verde alito di tempo che precede il sonno. Devi porre la domanda giusta, gettare il ponte di corde adatto e saltare l’abisso che ti separa da lei prima che quel ponte crolli»

Basterebbero queste parole per spiegare quale sensazione accompagna il lettore che si immerge nei racconti di Karen Russell, autrice americana piuttosto giovane ma dotata di una scrittura raffinata e potente, di uno stile personalissimo e coinvolgente.

Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi raccoglie dieci racconti, ciascuno dei quali si apre su un regno dove fantasia, magia e realtà coesistono senza stridere. Protagonisti sono ragazzini a metà tra l’infanzia e l’età adulta, eppure il loro non è mai uno sguardo ingenuo o sprovveduto, anzi attraverso la loro acutezza e la  loro sensibilità sono gli adulti che ci appaiono succubi delle loro nevrosi, impegnati a fuggire piuttosto che a confrontarsi con il mondo, vittime di paure di fronte alle quali riescono solo a trovare un ristoro nella menzogna, che – come ci suggerisce la protagonista del racconto che chiude e dà il titolo all’antologia – è propria dell’uomo e, possiamo aggiungere, tra gli uomini è appannaggio soprattutto degli adulti, malgrado essi si illudano – ancora una volta mentendo a sé stessi – che non sia così.

I protagonisti di Karen Russell non hanno timore di confrontarsi con una realtà per molti versi straordinaria, popolata di alligatori, fantasmi, uomini lupo, minotauri, conchiglie giganti, tuttavia i loro problemi, le loro ansie sono altre: nell’eccezionalità del loro mondo i turbamenti che li animano sono “normali” e “quotidiani”:

«Il nostro scherzo continua a schiudersi e ad avanzare  ondeggiando in una processione nera e serpeggiante, che diventa più lunga e meno divertente ogni secondo che passa. E questa volta nessuno, nemmeno Raffy, ne conosce la battuta finale»

I dubbi dell’adolescenza, l’angoscia per i tradimenti fatti e subiti, il rapporto con i fratelli e soprattutto il confronto con un universo adulto per lo più meschino e deludente impongono a questi ragazzi di affrontare la sfida difficilissima con sé stessi, con i propri demoni, i propri limiti, i propri sensi di colpa; come accade al protagonista de “L’ossessione di Olivia”, impegnato insieme al fratello a cercare con una «maschera diabolica» il fantasma della sorella scomparsa in mare:

«Cerco mia sorella, ma è un tentativo disperato. La maschera è completamente appannata. Tutti i pesci brillano come lanterne, e non riesco a distinguere i vivi dai morti. Ovunque vedo una luce indistinta, spalmata, come se ci fossero delle impronte celesti su tutte le rocce, sulla scogliera e sui rifiuti affondati. Olivia potrebbe essere ovunque»

In ciascuno di questi racconti, i personaggi cui la scrittrice dà voce sono chiamati a guardare nello sconcertante abisso della loro interiorità, nell’incubo e nei paradossi della loro diversità, che può essere chiara e lampante, come per le giovinette di Santa Lucia, o può essere imposta dal giudizio altrui, come per un’altra ragazzina, Grossa Rossa, o, ancora, vissuta nel proprio cuore con senso di rabbia e di colpa, nonostante il mondo cerchi di farla dimenticare, come per il giovane protagonista di “Verbale d’incidente, caso 00/422”, amato dal padre adottivo ma tormentato dall’abbandono del padre naturale.

L’età dei suoi personaggi non deve ingannare, nell’universo fantastico creato da Karen Russell tutti siamo chiamati a ricordarci della peculiarità e della sfida che è insita nel nostro essere al mondo, tutti siamo portati a considerare la nostra diversità, l’amarezza e il conforto che ci viene dal gettare sugli altri uno sguardo unico e irripetibile.

Il senso di questa raccolta e il suo valore stanno nella capacità della sua autrice di creare un confine impalpabile e osmotico tra ciò che è reale e ciò che è irreale, tra ciò che è credibile e ciò che non lo è: spingendoci ad attraversare continuamente questa linea, conducendoci ora al di qua e ora al di là di essa Karen Russell ci induce a dubitare, a riformulare i nostri giudizi su che cosa è normale, rilevandoci, pur in un’atmosfera assolutamente straniata, che cosa è, invece, senza dubbio anormale e inaccettabile, quale è il fondo delle nostre tensioni.

Procedendo si è conquistati dal desiderio della scoperta, dal piacere della lettura, dalla sensazione di non andare incontro a soluzioni e finali lieti e convenzionali ma a dubbi irrisolti, proprio perché confrontarsi con essi non può essere che parte di una vicenda intima, che possiamo scegliere di vivere nella nostra “mostruosa” e “incredibile” singolarità, ponendo le domande giuste e gettando il nostro ponte di corde per saltare l’abisso, o decidere di scansare, chiudendoci in comode bugie.

La recensione di Gianfranco Franchi

3 thoughts on “Karen Russell: un ponte di corde per saltare l’abisso

Add yours

  1. Accidenti,
    mi hai fatto venire voglia di comprarlo ma, soprattutto, di leggerlo!
    Grazie Maria : )

  2. Karen Russell era tra gli autori invitati alla Writers Conference alla University of North Dakota nel 2009 a cui ho preso parte anch’io. Mi ricordo che chiacchieravamo lei in spagnolo e io in italiano. Ho tenuto anche una foto di noi due su un album pubblicato su Facebook.

  3. Seguo con piacere i tuoi successi, Marco.
    E del tuo incontro con la Russell ne avevo parlato anche con Maria mentre leggeva il libro quest’estate…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Proudly powered by WordPress | Theme: Baskerville 2 by Anders Noren.

Up ↑