La misteriosa sparizione delle pagine culturali

Le pagine culturali s’estinsero presto rimpiazzate prepotentemente dal gigantesco globo autoreferenziale del web letterario. Sopravvivono paginoni che non disdegnano la nobile arte della promozione marchettara.
E le forbici s’arrugginiscono, le stampanti si seccano e la carta respira triste, incartando pesci.
Non si salva neanche quel che resta di gloriosi allegati, come Tuttolibri. Che ha generato una serie infinita d’emuli malfermi, come l’Almanacco dei libri di Repubblica che ogni sabato dimostra che abissi abbia raggiunto il giornalismo culturale, affidato a gente che non disdegna di promuovere i propri editori e la propria risicata cerchia d’amici.
Gli stessi parrucconi che non disertano mai quelle malmestose kermesse, giunte all’incartapecorimento ontologico.
E il Corriere lascia che a glorificar libracci sia D’Orrico.
Gli album di ritagli che scoppiavano di stimoli per saccheggiar opportunamente librerie sono un bagliore di tempi tramontati.
Che stanno indietro, al pari delle polaroid, dello scatto del rullino, del vhs e del vecchio dentone delle barrette kinder.
E la rete si scalda per il palese plagio del disegnatore della riduzione fumettistica de “Le cronache del mondo emerso” di Licia Troisi.
In questi anni di perenne rifacimenti di facce, tette, culi, mostri degli anni Ottanta, sacre icone come il vulcaniano Spock nessuno ha ancora trovato la voglia, l’energia e il piacere di ripensare seriamente le pagine culturali di quel che resta dei quotidiani.
Che già sbagliano in partenza abbinando spettacoli e cultura. Creando accostamenti che farebbero impallidire il genio pirandelliano che accostò tomi inaccostabili nelle mensole sorvegliate dal vecchio Mattia Pascal prima delle due sue dipartite.
E le giunoniche mammelle dell’ultima sopravvissuta al Grande Fratello or ora calendarizzata schiacciano inevitabilmente l’inedito di Montanelli, gli aforismi di Kafka e le pagine vive e sofferte d’uno sfigatissimo scrittore dell’altra faccia della Terra.

Le pagine culturali si sono estinte e il gigantesco globo autoreferenziale del web letterario non potrà mai rimpiazzarle. Quelle che sopravvivono sono soltanto paginoni che non disdegnano palesare la nobile arte della promozione marchettara.

E le forbici s’arrugginiscono, le stampanti si seccano e la carta respira triste, incartando pesci e uova.

Non si salva neanche quel che resta di gloriosi allegati, come Tuttolibri. Che ha generato una serie infinita d’emuli malfermi, come l’Almanacco dei libri di Repubblica che ogni sabato dimostra che abissi abbia raggiunto il giornalismo culturale, affidato a gente che non disdegna di promuovere i propri editori e la propria risicata cerchia d’amici.

Gli stessi parrucconi che non disertano mai quelle malmestose kermesse, giunte all’incartapecorimento ontologico.

E il prestigioso Corriere lascia che a glorificar libracci sia D’Orrico che ogni due pagine deve citar o Roth o Faletti.

Gli album di ritagli che scoppiavano di stimoli per saccheggiar opportunamente librerie sono un bagliore di tempi tramontati. Che stanno sempre più indietro, al pari delle polaroid, dello scatto del rullino, del vhs e del vecchio dentone delle barrette kinder.

E la rete perché si scalda? Per il palese plagio del disegnatore della riduzione fumettistica de “Le cronache del mondo emerso” di Licia Troisi.

In questi anni di perenne rifacimenti di facce, tette, culi, mostri degli anni Ottanta, sacre icone come il vulcaniano Spock nessuno ha ancora trovato la voglia, l’energia e il piacere di ripensare seriamente le pagine culturali di quel che resta dei quotidiani.

Che già sbagliano in partenza abbinando spettacoli e cultura. Creando accostamenti che farebbero impallidire il genio pirandelliano che accostò tomi dicotomici nelle mensole sorvegliate dal vecchio Mattia Pascal prima delle due sue dipartite.

E le giunoniche mammelle dell’ultima sopravvissuta al Grande Fratello or ora calendarizzata schiacciano inevitabilmente l’inedito di Montanelli, gli aforismi di Kafka e le pagine vive e sofferte d’uno sfigatissimo scrittore dell’altra faccia della Terra.  Non sarebbe l’ora di abolirle del tutto queste stitiche promozioni e pubblicare direttamente un bel necrologio per il giornalismo culturale?

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