
È spaesante, e commovente.
A Tienen, piccola cittadina fiamminga, in un’ala del Museo dello Zucchero il visitatore europeo si trova improvvisamente innanzi alla cifra dimenticata del lutto siciliano: sorrisi quasi arcaici, colori sgargianti sul bianco lucido, pennacchi di paladini.
Racconta l’antica tradizione che ogni 2 novembre le anime dei morticini lasciassero come dono per i bambini, i propri nipoti e pronipoti, dei pupi di zucchero nascosti negli angoli segreti delle case. I più piccoli li avrebbero trovati al termine di un’inquietante, misteriosa caccia al tesoro tra la morte e la vita che continua, il buio e il gioco, l’apatia insipida della vecchiaia e la dolcezza dello zucchero che brucia in bocca. Partiti dal cuore “di luce e lutto” della Sicilia, come direbbe Bufalino, sono qui ormai quasi dimenticati, soppiantati dalle zucche di Halloween; al massimo, assumono le fattezze di Topolino, dei Pokemon e hanno le dimensioni di una bambola.
Dal 2005, una collezione di pupi della tradizione, che erano paladini, cavalieri, dame e santi di zucchero, vere opere d’arte alte anche 70 cm, sorridono in silenzio in un angolo del Belgio.
A rendere possibile la mostra, l’interesse attivo degli zuccherifici locali che si sono offerti come sponsor per raccogliere esempi di tradizioni artistiche a artigianali di lavorazione dello zucchero. E così è partito il lavoro, durato tre anni, dell’etnologa francese Christine Armengaud, coadiuvata dall’architetto e fotografo palermitano Pier Paolo Raffa. Si è trattato, come ci ha raccontato quest’ultimo, di studiare ritualità presenti in più parti del mondo – la Spagna, il Messico, l’India e persino l’antico Egitto hanno usanze simili – , e di reperire il materiale in Sicilia, anzitutto gli antichi calchi di gesso e gli operai specializzati. Dalle loro ricerche è scaturito anche un articolo, I pupi di zucchero e la memoria dell’infanzia, di Christine Armengaud, pubblicato sul numero di luglio-settembre 2003 della bellissima rivista Kalòs.
La collezione dei pupi è stata ospitata anche in Israele e in Francia. Attualmente, si è detto interessato ad acquistarne una copia il costituendo Museo di Marsiglia dedicato alle arti e alle tecniche del Mediterraneo. Ci piace pensare che i pupi siano in viaggio da un confine all’altro, da una sponda all’altra. Da una custodia all’altra.
La foto appartiene al reportage fotografico di Pier Paolo Raffa




