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30 giugno 2009

Il frutto del fuoco

di Tonino Pintacuda | Archiviato in Pupini

«Troppo spesso, forse, il compito più insostituibile dell’arte è stato dimenticato: non è la catarsi, né la consolazione, né il talento di disporre ogni elemento in funzione di un lieto fine. Perché il lieto fine non ci sarà. Ma peste, e piaghe, e tormento, e orrore – e se la peste ha smesso di infierire, al suo posto inventiamo orrori più atroci. Che cosa possono le illusioni consolatorie davanti a questa verità? Essa è sempre uguale a se stessa e deve rimanere dinanzi ai nostri occhi».

Elias Canetti, Il frutto del fuoco. Storia di una vita (1921-1931)

(da Sonnenbarke)

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