Ode al bidello, eroe senza tempo d’ogni maturità

Nei giorni della maturità torniamo tutti, inevitabilmente, liceali. Quel che resta del giornalismo ci mette pure il suo zampone sulfureo replicando di anno in anno lo stesso macilento schema: pippone metapsicologico sul giorno dei giorni, lacerante meta tra età dell’innocenza appena perduta e la vita vera col mondo che t’azzanna.

Quest’anno meno tracce-lenzuolo, una pagina di foto a stimolar neuroni e sinapsi e, mirabile dictu, un’apertura ai nuovi media, con il tanto demonizzato facebook a far la parte del leone. E l’immarcescibile Alberoni, soporifera rubrica della prima pagina del lunedì del Corriere, accostato sprezzante al padre Dante.

E poi loro, i ricordi più o meno roboanti rielaborati dai vari vip, quest’anno perfino la maturità del mio coetaneo, lo “stregato”  Paolo Giordano che ammette di non sapere una cippa su Pavese e d’aver scritto di getto un tema splendido dopo aver sudato cinque ore su un’altra traccia. Ed era solo il 2001.

Poi la mappina del professore-scrittore, che sia Marco Lodoli o Paola Mastracola poco importa, che mai mancheranno. Con buona pace di Venditti e della sua eterna “Notte prima degli esami”. Il Giornale gli altri anni dava i temini da svolgere a vari “intellettuali” destrorsi, ricordo fra i tanti il desaparecido Colombati, autore del monstrum Perceber. L’odierna lotta papicida ha tolto spazio all’unica cosa che valeva  l’euro del giornale.

Nessuno che lodi i veri protagonisti di queste giornate campali, i bidelli, anima viva del corpo scolastico, veri padroni dei licei che salvano vite e deretani spargendo aiuti e fotocopie miniaturizzate. Ché sono loro che mai dimenticheremo, complici e maestri di vita, messi lì da qualche politico filantropo che inconsapevole salva generazioni di futuri elettori.


La foto è di Piero De Marchis

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