È morto il pittore di carretti Minico Ducato

foto di Pino GrassoPrima d´esser dimenticati e rimpiazzati da insopportabili e scoppiettanti lapini, le nostre strade appartanevano ai carretti, carrozze del popolo, mezzo di sostentamento e di locomozione.
L´arte e il genio bagherese li fece diventare opere d´arte su due ruote, dandogli maggior dignità delle lugubri carrozze dei signori. Giallo, verde e azzurro, gli stessi colori che hanno le barche d´Aspra e il mantello delle varie madonne che proteggono l´isola.

Ed è un unico pensiero: dici carretto e pensi ai Ducato, alla loro bottega che meritò la stima di Levi e Guttuso.

Se n´è andato anche uno degli ultimi maestri di quest´arte del tempo che fu, Minico Ducato, a 83 anni, più di sessanta spesi col pennello in mano a rendere unici masciddari e funni di cascia.

Con lui muore uno dei grandi pittori dei carretti, capaci di rendere il più umile dei mezzi di trasporto un tripudio di battaglie epiche tra paladini e mori, con gli occhi sbalestrati di Orlando che a colpi di durlindana difende l´onore suo e della Francia tutta. Memorabili gli scudi e le lame, in un dinamismo nelle composizioni e nelle figure che culmina nell´altra grande epopea, quella garibaldina con l´esercito delle camicie rosse che trionfa in Sicilia.

Della dinastia dei Ducato è in vita l´ultimo fratello, Giuseppe, che ha insegnato l’arte al figlio Michele, che porta lo stesso nome del capostipite.

Nel suo libro del 1955 Le parole sono pietre, lo scrittore Carlo Levi descrive i suoi tre viaggi in Sicilia e dedica una memorabile pagina proprio alla bottega Ducato:

«Entrando a Bagheria, sui lati della strada vedemmo dei carri rovesciati a pancia in su, con una complicazione d´intagli e di forme minute, bianche e gialle di vernice, come budella stese al sole. Erano carri in costruzione, davanti all´antica bottega di una vecchia famiglia di illustri pittori di carri, i fratelli Ducato fu Michele. Sulla porta incrostata di strati di colore come una tavolozza abbandonata, stava scritto, forse per moderno influsso dei tempi, “Ducati bros – pictures”; ma dentro l´androne dove i fratelli e i loro aiutanti lavoravano, sulla parete di fondo spiccava, in grandi caratteri, la sentenza antica Dio solo è grande.

Ci fermammo a ammirare l´abilità con cui un lavoratore ornava e filettava una ruota, facendola girare sotto il suo pennello, mentre uno dei padroni era intento a dipingere, su un´ottima imprimitura a olio, un pannello con una scena di battaglia tra Bradamante e Dama Rovenza, con splendidi colori tradizionali, il vermiglio, il giallo, il verde e l´azzurro.

Dappertutto, nella bottega, stavano sportelli e pannelli, e casse di fuso intagliate con San Giorgio, coi ferramenti e gli arabeschi, e chiave scolpite col Bambino Gesù, e barroni con le loro teste, e traversine o chiomazzelli, fondi di cassa e tavolazzi: tutte le parti di quei meravigliosi strumenti che percorrono le strade di Sicilia, preparate e dipinte secondo i preziosi disegni tramandati dal padre, di cui era piena una grande cassa, in un angolo».

pubblicato su 90011.it

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