AMERICA di Cinzia Pierangelini


Cinzia Pierangelini violinista e docente, vive a Messina.
Ha cominciato a scrivere nel 2004.
Qui il suo blog.
Tra le sue ultime pubblicazioni
A jatta e Il professor Scelestus.

– Io sto bene, e poi? Che ci vuole scrivere, poi, a Tommaso, commare Anna?

La vecchia rimane a testa bassa, guardandosi i polpacci sformati dal lavoro infilati nelle calze pesanti, o forse le brutte ciabatte da uomo che è obbligata a portare a causa dell’artrosi deformante. Si torce le mani screpolate, cercando le parole giuste; e prima che, con uno sforzo enorme, si decida a continuare, i suoi baffi grigiastri, quasi esili fili d’erba in un deserto, come per una brezza gentile hanno un brivido lieve,

– E macari ‘a zza Pina e Gluglù- aggiunge, finalmente, detergendosi con il lembo del fazzolettone il labbro imperlato di sudore.

E stanno bene anche la zia Pina e… ma chi è Gluglù?- chiede l’uomo delle lettere, incuriosito da quel buffo nome.

Come sorpresa nel compiere una cattiva azione, comare Anna ha un sussulto. Gli occhi le si riempiono di terrore. Con la mano fa segni nell’aria a dire: ‘ No no, cancella, cancella subito’.

Gluglù non sta bene?- domanda l’uomo delle lettere, confuso.

– Bene, bene sta il tacchino! Smoviamoci! – La vecchia si volta appena a guardare con astio l’uomo che, dalla fila dietro di lei, ha parlato a voce troppo alta, apposta, scatenando l’ilarità generale.

Il sole comincia a picchiare e se l’uomo delle lettere si è fatto sistemare il tavolino sotto un enorme ficus, all’ombra, il resto della gente smania di caldo e insofferenza.

-Commare Anna, senza offesa, n’annacamu? Taddu si sta fannu- aggiunge una donnetta, sventolandosi col grembiule.

-Allora?- domanda l’uomo delle lettere; ma la vecchia pare avere ingoiato la lingua, si strapazza le mani tanto da averle color sangue e il tremito dei lunghi baffi grigi sembra avere ormai una vita propria, animalesca.

-Faremo così, commare, la aiuto io, la sua vicina ha ragione: è tardi e bisogna sbrigarsi. Va bene?- e l’uomo, senza attendere risposta, si mette a scrivere.

Comare Anna lo osserva da sotto in su, affatata da quei gesti che le paiono prodigiosi: l’inchiostro traccia segni indecifrabili, in un battibaleno la pagina ne è piena. A lei pare di veder correre gatti neri, velocissimi, da un lato all’altro del foglio candido. L’uomo delle lettere è un mago, intento in un compito estremo e infatti una goccia di sudore gli scivola dalla fronte corrugata nello sforzo. Fa appena in tempo a sfregarla via con il fazzoletto, ancora un momento e sarebbe finita sulla lettera, macchiandola irreparabilmente. L’uomo delle lettere è un santo.

-Ecco qua, commare, ve la leggo: Tommaso, caro figlio mio, io sto bene e anche la zia Pina gode di ottima salute. Qui la vita è la solita, faticosa come sai anche tu. Ma non devi preoccuparti per noi. Da quando sei partito per l’America attendo tue notizie e questa è la quinta lettera che ti scrivo e ti penso sempre – L’uomo delle lettere si ferma, come a prendere fiato e alza gli occhi sulla vecchia, lo sguardo gli si vela di tristezza, ma subito riprende: – Sono sicura che stai bene e hai trovato lavoro e che quanto prima ci farai una bella sorpresa. Non dimenticare mai il tuo paese e tutti e io ti aspetto con pazienza e prego per te ogni giorno. Tua madre. Va bene? Ci pari bbona, signoruzza?Adesso ci vuole solo la firma, quella deve metterla lei, commaredda bedda-.

La donna si alza, rigida come uno stoccafisso, adesso il tremito dai baffi se n’è andato in giro un po’ ovunque, a casaccio: le vacilla un ginocchio, le battono i denti e la mano destra si muove a scatti come quella dei pupi a teatro.

-E che succede? Emozione c’è? Ancora? Di nuovo la mano ci devo tenere, commaruzza? E poi, ce lo dissi già l’altra volta: non c’è bisogno che si mette sull’attenti per firmare, avanti mi si ssetta di novu, capaci chi mi cadi n’tera sennò- L’uomo delle lettere gira il foglio e, prendendo nella sua la mano della vecchia, l’aiuta a tracciare una croce malferma e sbilenca.

Ha visto? Tutto finito è! E che ci voleva? Che c’è pericolo a firmare? E che, la penna una spada è? Oh, e abbiamo terminato-.

-Alleluia!- strillano dalla fila che ora si agita indisciplinata, accesa di ottimismo.

-Be’, ci sarebbe ancora…- aggiunge l’uomo delle lettere, facendole l’occhiolino; ma comare Anna già si è rialzata, da terra ha tirato su un involto e l’ha deposto sul tavolo.

-Solo questo avevo- borbotta, e per la prima volta alza lo sguardo, fissando l’uomo delle lettere. Poi si gira e s’incammina, decisa sulle sue scarpacce, verso i campi.

L’uomo delle lettere rimane un attimo a fissarla controluce, mentre si allontana, poi apre l’involto, e già un’altra donna si siede al tavolo, pronta per la propria lettera.

-Un tacchino…-

– Gluglù- precisa la donna – Era di Tommaso, come un canittu lo teneva; e il tacchino? come un cane si comportava!-

L’uomo delle lettere si siede e, imbustata la lettera di comare Anna, compone l’indirizzo: Per Tommaso- America

Di nuovo un’ombra di tristezza gli appanna lo sguardo, ma è un attimo, ché già scuote il capo e con voce allegra chiede: -E allora, signoruzza mia, che ci scriviamo al suo Pasquale?-.

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