Orizzonti in fuga

Bach fuga a tre voci di Attilio Geva
"Bach fuga a tre voci" di Attilio Geva

Finalmente lei gli sorrise e disse, con la voce tenera e lieve di un uccellino che canta nel sonno:
«Ora sei tornato dalla tua Grande Ricerca, Atreiu.»
«Sì», riuscì a pronunciare il ragazzo, e abbassò la testa.
«Grigio si è fatto il tuo bel mantello», continuò la vocina dopo un breve silenzio, «grigi i tuoi capelli, e anche la tua pelle è diventata color della pietra. Ma tutto tornerà com’era e ancor più bello. Vedrai.»
Atreiu aveva un groppo alla gola e scosse soltanto impercettibilmente la testa. Poi udì la voce dolce che diceva:
«Tu hai assolto il compito che ti avevo dato…»
Atreiu non sapeva se quelle parole fossero da intendersi come una domanda. Non osava alzare gli occhi per cercare di comprenderlo dall’espressione di lei. Lentamente portò le mani al collo, afferrò la catena con l’amuleto d’oro, se la tolse e con le braccia tese la porse all’Infanta Imperatrice, senza sollevare lo sguardo. Cercò di lasciarsi cadere su un ginocchio, come facevano di solito i messaggeri nelle storie e nelle canzoni che aveva udito negli accampamenti del suo Paese, ma la gamba ferita cedette ed egli cadde lungo disteso ai piedi dell’Infanta Imperatrice e lì rimase, immobile, il volto posato sul pavimento.
Lei si piegò in avanti, sollevò AURYN e, facendo scorrere la catena fra le candide dita, disse:
«Tu hai fatto molto bene ciò che dovevi, Atreiu. Sono molto soddisfatta di te.»
«No!» Gridò Atreiu quasi con furia. «È stato tutto inutile. Non c’è salvezza.»
Subentrò un lungo silenzio. Atreiu aveva nascosto il volto nel cavo del braccio e un tremito gli correva per tutto il corpo. Temeva che dalle labbra di lei uscisse un grido di disperazione, un lamento, un suono di dolore, forse anche un biasimo amaro o addirittura uno scatto di collera. Lui stesso non sapeva che cosa aspettarsi, comunque non certo quello che invece udì: l’Infanta Imperatrice rideva. Rideva sommessamente, divertita.
Nella mente di Atreiu i pensieri si confusero, per un terribile momento credette che fosse impazzita, ma quello non era il riso della follia. Poi udì la voce che diceva:
«Ma tu lo hai portato.»
Atreiu alzò la testa.
«Chi?»
«Il nostro salvatore.»
Il ragazzo la fissò ben bene negli occhi con sguardo indagatore, ma non vide che limpida serenità. L’Infanta Imperatrice sorrideva nuovamente.
[…]
Atreiu se ne stava immerso in profonde riflessioni. Alla fine fece un cenno di assenso.
«Ora comprendo, Occhi d’Oro, Sovrana dei Desideri. Sono felice che la tua scelta sia caduta su di me. Perdona la mia collera.»
«Ma tu non potevi sapere tutto questo», rispose lei con dolcezza, «e anche questo era necessario.»
Atreiu annuì nuovamente. Dopo un breve silenzio disse:
«Ma ora sono molto stanco.»
«Hai fatto abbastanza, Atreiu», rispose lei. «Vorresti riposare?»
«Non ancora. Prima vorrei vedere il lieto fine della mia storia. Se è come tu dici e se io ho compiuto la mia missione, perché il salvatore non è ancora qui? Che cosa aspetta ancora?»
«Sì», esclamò l’Infanta Imperatrice a bassa voce, «che cosa aspetta ancora?»

Da “La Storia Infinita” di Michael Ende (traduzione di A. Pandolfi)

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