In cerca d'indignazione e orgoglio

È appena arrivato in libreria l’ultimo libro di Dacia Maraini, edito dalla Giulio Perrone editore. Il titolo generico “Sulla mafia” rende giustizia della varietà di questioni, che l’autrice affronta in queste pagine, tenute insieme dal comune denominatore della legalità, intesa come valore etico, politico, sociale.

Eppure non è solo un valore, un’esigenza tenace, quella della legalità e della giustizia, a tenere insieme questo volume, che accosta il monologo struggente e intenso di una madre con il figlio pentito, ormai morto, agli interventi della Maraini pubblicati sul Corriere della Sera tra il giugno del ’92 e il dicembre del 2008, in anni cruciali che vanno dalle stragi di mafia alla diffusione allarmante delle associazioni mafiose in regioni che, fino ad oggi, sembravano immuni da questo fenomeno.

Le parole dell’autrice intrecciano immagini e personaggi, quali Rita Atria, Maria Concetta Riina, il giudice Falcone, Emanuele Notarbartolo, che si richiamano e si sovrappongono, creando la storia intensa e complessa di ciò che è oggi l’Italia e la Sicilia, di ciò che avrebbe potuto essere, di ciò che vorremmo che fosse.

Scorrendo le pagine, si coglie la complessità e l’ubiquità della mafia, lottare contro la quale significa impegnarsi per la trasparenza e il rispetto delle leggi, difendere il territorio contro la speculazione edilizia e, soprattutto, munire sé stessi contro l’indifferenza e la “degradazione civile”.

Tenace e vigorosa è l’idea che sia fuorviante abbarbicarsi in sterili recriminazioni, ma si può e si deve cambiare il modo diffuso e distorto di vivere la realtà, come afferma l’autrice nell’intervista, condotta da Paolo Di Paolo e riportata in calce al volume : «Credo che il sentimento di giustizia sia innato e molto profondo. Ma spesso lo si evoca, lo si esprime con rammarico […]. Ho sentito molte persone lamentarsi che vivono in mezzo all’ingiustizia e se ne sentono feriti, insultati. Ma spesso poi si comportano a loro volta con ingiustizia. Trascurano la legge, si comportano come vedono fare alla maggioranza, con egoismo e avidità, senza rispettare i diritti altrui. Ecco, per passare dal sentimento innato di giustizia alla pratica della legalità ci vuole preparazione, ci vuole conoscenza ed emulazione di modelli ritenuti eccellenti».

In questo libro Dacia Maraini ha sintetizzato il suo impegno di scrittrice siciliana, convinta che la legalità possa essere appresa e che la cultura, quella degli intellettuali, della scuola ma anche quella popolare, deve farsi carico di questo insegnamento.

Sicuramente non a caso il libro si apre e si chiude con due figure materne: da una parte la madre del monologo “A piedi nudi”, che, pur animata da materna sollecitudine, porta radicato, altrettanto profondamente che il suo amore di madre, un codice che le impone di rinnegare e disprezzare il figlio pentito persino dopo la morte; dall’altra la luminosa immagine di Felicia Impastato, simbolo di quel “tesoro della memoria”, da cui tutti dovremmo imparare ad attingere “indignazione” ed “orgoglio”.

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