Manifesti a manovella

megafono«La scrittura non salva, a malapena combatte, può registrare, inventare, inventariare senza completezza, accompagnare il mondo in questo svanire, accompagnare l’imperfezione con l’imperfezione, ma in nome della bellezza.

Come un messia impotente, l’angelo di Benjamin o un Cristo che resta morto per il mondo e si mette a raccontare quello che non ha potuto salvare.

Scrivere potrebbe essere per noi questo accompagnare, amare lo svanire, in cui chi scrive vede stagliarsi e dissolversi i profili della finitezza, imperfetti e impotenti, una tenerezza e un bisogno di raccontarli che sorge a volte persino di fronte alla loro violenza.

E poi c’è per noi uno svanire più specifico, lo svanire del Sud, lo svanire nel sonno, nella troppa luce, nel fuoco.
Lo vogliamo combattere scrivendo di esso, o intanto solo raccontare?

È una scrittura militante, quella a cui pensiamo, militante contro lo svanire, che vuole fissare per impedire lo svanire, denunciare per combattere quello che non è inarrestabile, che insomma pensa di poterlo fare con qualche pagina di scrittura?

Oppure stiliamo cronache lacunose, diamo fotografie sfocate, appunti, celebriamo con un canto sommesso quel po’ di bellezza che intravediamo, e quella che se ne va?» Silvia

«Nei Pupi di Zuccaro vedo l’aspetto donchisciottesco di combattere, con “l’arte” o in generale l’impegno culturale, contro lo svanire di ciò che amiamo, la Sicilia. Tutto ciò veicolato da un simbolo del dono, dei morti, della tradizione…» ancora Silvia

«Questi pupi si muovono su un labile orizzonte , sul filo del destino su cui noi ci muoviamo e contro cui ostinatamente combattiamo, resistendo. Si potrebbe citare quello splendido verso di De Andrè: “dove cammina il
mio destino, c’è un filo di paura, qual è la direzione, nessuno me la imparò”…da Canto del servo pastore Il contro mi piace, rende l’idea della tenacia, della resistenza e insieme la presenza di un’anima propria, particolare.

E aggiungerei anche qualcosa sull’inizio, visto che è na delle parole che ritorna spesso nel nostro percorso, sulla capacità di ripartire da zero, promuovendo il cambiamento in una società che non cambia.

Dovremmo fare un riferimento a questa società, al clima da cui cerchiamo di liberarci senza affogare.
Io accosterei alla bellezza, la salvezza, la capacità salvifica della scrittura e dell’arte, quel qualcosa che ci allontana dalle bestie e ci avvicina al cielo. Pico della Mirandola. Flaubert: “componiamo melodie buone per fare ballare gli orsi, mentre vorremmo commuovere le stelle”.» Simona

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