Pubblichiamo in esclusiva un capitolo del nuovo libro di Irene Chias, Esercizi di sevizia e seduzione (Mondadori, 2013). La scrittrice siciliana – che era già stata ospite tra le nostre cronache – ha scritto un libro particolarissimo contro la violenza sulle donne. La protagonista, Ignazia, ha deciso di prendersi la sua rivincita sugli uomini inutili con una particolarissima vendetta ‘letteraria’. Ecco il suo ‘manifesto programmatico’.
Sevizie e delitti ai danni di donne sono ormai ordinari, quasi sfociati nel territorio epidermico dell’intrattenimento. D’altra parte sono così tanti, reali e fictional, crudi o estetizzati, che alla fine ci ritroviamo tutti in un generale stato di assuefazione, in una narrativa confusa in cui realtà e finzione si mescolano. Seni mutilati, vulve cucite, stupri di gruppo impressionano poco. Vili taglietti sulla minchia fanno invece inorridire. Per non parlare di alcune pratiche tribali sul pene, o dei testicoli estratti dallo scroto, come in una scena di 2666 di Bolaño. La parte dei delitti, in 2666, suscita un raccapriccio speciale quando si legge dell’evirazione dell’assassino in carcere. Il tutto in un libro pieno zeppo di resoconti di uccisioni e torture a donne e ragazze e dove di atti di violenza strettamente sessuale subiti da un uomo ce n’è appena un paio, attuati da altri uomini. Le storie, ambientate da Bolaño a Santa Teresa, ricalcano fedelmente il femminicidio di Ciudad Juárez, il centro messicano ai confini del deserto di Sonora che, insieme alla città texana di El Paso, costituisce la maggiore area metropolitana binazionale sul confine fra Messico e Stati Uniti. Dal 1993 è famosa proprio per via di rapimenti, torture e omicidi perpetrati ai danni di giovani donne, di solito operaie delle fabbriche alle soglie del primo mondo, le cosiddette maquiladoras. Nel libro, di uccisioni e tormenti inflitti alle donne si legge quasi con un senso di ordinarietà, anche se, o forse proprio perché, si sanno basate sulla realtà. Si sopportano anche le battute goliardiche dei poliziotti, forse complici, forse solo conniventi, sulle vittime brutalizzate. Non è paranoia. Ne ho dibattuto con diversi amici, femmine e maschi, ma soprattutto maschi. Gente colta e sensibile che però vive in questo mondo, calata in questa cultura per la quale la violenza di un uomo su una donna è in qualche modo “normale”, ascrivibile a un’intrinseca gerarchia basata sulla forza fisica, a un più ampio “ordine naturale”, che si pretende sia lo stesso in virtù del quale il leone mangia la gazzella. In fondo sta alla gazzella scappare. Ho letto su internet un’intervista in cui Alicia Giménez-Bartlett racconta che quando ha pubblicato Messaggeri dell’oscurità – nel quale arriva in commissariato un pacchetto contenente un pene amputato, e nel corso del romanzo ne verranno tagliati alcuni altri – ha ricevuto svariate critiche sulla verosimiglianza di una tale circostanza. Un chiaro esempio di rimozione, si direbbe in psicoanalisi, tanto più che, come ha rivelato la scrittrice, la narrazione muove da un fatto di cronaca. Tra l’altro, un rapporto del dipartimento di giustizia americano, citato in un vecchio giallo che ho letto per caso, riporta che i maschi non sono soltanto i principali perpetratori di violenza, ma anche le vittime privilegiate di crimini violenti. Solo che era un rapporto del 1988, è possibile che da allora le cose siano cambiate. In ogni caso, non mi risulta invece che il problema della verosimiglianza sia stato posto a Bret Easton Ellis che, in American Psycho, si è sbizzarrito a far commettere i più efferati e paradossali crimini sessuali al suo triste Bateman, un Edipo non risolto a orologeria. Continue reading



