Libri per l’estate: “Lorenzo Segreto” e la città senza memoria

“Un filo lungo più di cinquant’anni. Una ragnatela intricata. E, al centro, il Grande Ragno in attesa”. Il secondo romanzo di Fausto Vitaliano, scrittore e sceneggiatore di punta del fumetto italiano, gira intorno a un interrogativo: per quale motivo siamo al mondo? Tra le pagine pubblicate da Laurana Editore ci sono i giochi spietati della finanza, tra le strade e i locali di Milano, la città “piena zeppa di futuro ma senza passato”. Ai nostri microfoni l’autore ci racconta la storia di Lorenzo e del suo viaggio nella memoria. Perché tutti veniamo al mondo per sistemare una cosa. Una sola cosa.

Perché pubblicare un libro non serve a niente e perché siamo tutti MOSTRI

Spieghiamoci. Pubblicare un libro di per sè non serve a niente e non significa niente. In Italia si pubblicano circa 70mila libri l’anno. Circa 20 libri al giorno. Abbiamo credo il maggior numero di case editrici in Europa, gran parte delle quali non sono altro che trafficanti di illusionicriminali profittatori pronti a spennare il pollo di turno, lo scrittore ingenuo e sognatore, fotterlo definitivamenteingannarlo metterlo alla berlina senza che lui se ne accorga e probabilmente non se ne accorgerà mai. Ricordiamoci SEMPRE che meno del dieci per cento della popolazione legge più di un libro al mese.E che praticamente 99% delle pubblicazioni cartacee sono nient’altro che puri sollazzi ombelicali di gente che scrive per sentirsi qualcuno, farsi figo o pompare il proprio ego malato. Scrittori ingenui e sognatori si, ma anche tanta tanta malattia e tanta vanagloria. Tante illusioni, cantonate e giudizi sbagliati che finiscono immancabilmente per diventare cattiveria professionale e umana. Perchè il 99% di quello che si scrive e si pubblica non è altro che carta da macero, frattaglie scarti cerebrali pronti pronti per finire presto nell’immondizia e riempirsi di vermi. Paradossalmente – ma mica tanto- vale di più pubblicare su un giornale locale, una testata giornalistica anche di scarsissima qualità, un quotidiano che già il giorno dopo è già vecchio esuperato, buono soltanto per incartarci il pesce, che pubblicare un libro. Tutta sta paranoia di pubblicare e promuoversi a tutti i costi, e farsi leggere, ha molto poco senso. O meglio, serve quasi esclusivamente per rifocillare il mercato dei criminali profittatori pronti a spennare il pollo di turno. A far girare l’economia dei trafficanti di illusioni.
Ecco, se si vuole ragionare su che senso ha scrivere e su come si può scrivere nel modo più autentico e sensato possibile, bisogna partire per forza da questi presupposti. Chi scrive non può dimenticarsi per un attimo del mondo che lo circonda. È obbligato ad addentrarsi nel bestiario intellettuale che lo attira e lo minaccia, questa oscena mostra delle atrocità che ci troviamo di fronte, attorno, e sopra e sotto, e dovunque. Un qualcosa di abnorme e inumano che produce immancabilmente MOSTRI.  Continue reading

Il programma del 390esimo Festino di Santa Rosalia

Riceviamo e pubblichiamo

Monica Maimone regista e direttore artistico della Mymoon ha presentato il programma artistico del 390° Festino di Santa Rosalia circondata da tutti gli artisti che vi prenderanno parte. Insieme a lei l’assessore alla cultura del Comune di Palermo, Francesco Giambrone.

 

LO SPETTACOLO. Il programma artistico, sarà articolato, a partire dal 10 luglio, in vari luoghi del centro storico della città, e culminerà con lo spettacolo sul piano della Cattedrale e con il consueto corteo trionfale lungo il Cassaro e il lungomare di Palermo la notte del 14 luglio. Più di cinquanta performer, attori e danzatori daranno vita a Solitaria di Dio, scritto e ideato dalla Maimone in forma di grande spettacolo popolare che prende le mosse dal racconto della vita di Rosalia, Santuzza virtuosa e ribelle. In otto quadri e un prologo (durata 50’), con l’ausilio di proiezioni e video-scenografie sulla facciata della Cattedrale, sarà ricostruito il percorso che porta la ragazza, appartenente alla corte del re, a rifiutare i privilegi della sua posizione e, attraverso il gesto simbolico del taglio dei capelli, a scegliere di dedicare la sua vita agli ultimi. La voce potente di Serena Laocuntastorie siciliana, tuonerà da una terrazza della cattedrale, sullo sfondo di videoscenografie animate come un cartellone da cantastorie.

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Salvatore Quasimodo,
l’anacronismo del vento

«Si vede che la Poesia ama le terre che galleggiano sul mare». Chi parla è Salvatore Quasimodo all’indomani del Nobel (1959), come spiegando la bella notizia e insieme la coincidenza con altri due già premiati all’epoca dall’accademia svedese, Deledda e Pirandello, anch’essi isolani. Quasimodo non ha certo bisogno d’essere difeso. Chi scrive invece si attacca a uno stupore provato l’altro giorno, come cercando una scusa (ormai quel giorno è scaduto e con lui l’attenzione al tema) per lottare ancora contro lo svanire, non certo del poeta siciliano, e capire cosa può esserci dietro un sorriso.

La traccia su Quasimodo per la prima prova alla maturità di quest’anno mi ha molto sorpreso: da vari commenti di addetti ai lavori ho scoperto solo ora che molti lo ritengono un poeta superato o non fondamentale, “anacronistico e non più vivissimo nella considerazione della critica”, ispiratore di coming out socialmente liberatori sulla sua marginalità o sopravvalutazione e, insomma, destinato all’oblio e compagnia bella.

Sorrido. Quarantasei anni fa il poeta ha raggiunto l’altra riva degli affetti e tanto sarebbe bastato per sminuirlo, in base a criteri la cui “dimostrabilità” soltanto potrebbe infondere a quel coro tanta fiducia e compiacenza nell’infallibilità del proprio giudizio. Come dire, Quasimodo è stato tutto un equivoco. Ho letto anche – forse a dimostrazione di tanta sua irrilevanza – che è scomparso o sta scomparendo dalle antologie delle scuole medie. Credo per inciso che fra quattro anni, al cinquantenario della scomparsa, parte dello stesso coro si unirà al suo prevedibile rispolvero editoriale.

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