Dipende, l’uomo

Ieri ho trovato uno stupefacente foglio di quadernone, scritto con grafia sottilissima, tra le pagine di un testo che ho preso in lettura alla biblioteca di filosofia di Villa Mirafiori. Il testo è “Il senso della fine. Studi sulla teoria del romanzo”, di F. Kermode (1972). Il foglio, mi limito a ricopiarlo.

Nasciamo puliti, mondi. Anzi no. Il meccanismo si aziona fin dall’inizio: bisogno e gratificazione. Tutto, da lì in poi, rientra in questo semplice schema. Finché moriamo e sempre più, crescendo, la decisione spetta a noi su quale tipo di gratificazione ci esporrà al bisogno di volerne ancora. Dal cibo, ad esempio, che preso oltre la fame allarga lo stomaco (e il relativo bisogno di gratificarci chiede maggiori quantità da ingerire), a qualsiasi altro genere di dipendenza. Il meccanismo si dimentica presto, pur se continua a influenzare i ritmi e le decisioni nostre, l’umore e anche, forse, il modo in cui moriremo. Perché si dimentica, il meccanismo, separando presto gli assi bisogno/gratificazione che invece restano sempre legati.

Così, in molte cose della vita e più importanti, ci si dovrebbe chiedere se non sia lo stesso oggetto che ci gratifica, a creare invece nel tempo orridi sempre più fondi, scavati poco a poco dalla stessa acqua per cui saremmo disposti a uccidere, dovesse mancarcene il bicchiere. Per questo, in molte cose della vita e più importanti, invece di riconoscere nell’oggetto gratificante la causa prima delle nostre mancanze sempre più esigenti, dominanti, siamo disposti e per lunghissimi anni ad attribuirne l’origine a mille altre cose. Persona che a un certo punto sfugga, anzi, più volte nella vita, a questa condizione, non è mai nata. Si vive, piuttosto, in molte cose della vita e più importanti, l’assottigliarsi graduale della sopportazione di un fenomeno o stato in cui ci si trova e, per affrontare il quale, cerchiamo rifugio e salvezza proprio in ciò da cui si dovrebbe scappare, in quanto causa prima di quel fenomeno o stato. Detto in altri termini, la dinamica della tossicità sembra congenita all’umano, come si formasse nell’utero insieme al resto fin dalla prima scissione dello zigote.

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Il caso La Gioia, ovvero la ferocia del web letterario

Oggi è uscito quest’altro articolo su La Ferocia di Nicola La Gioia e sempre più nella mia mente si sta creando uno spazio nuovo, accanto a quello dedicato alla morte, che prima non c’era e si potrebbe riassumere così: nella vita, di certo c’è solo la morte e il fatto che l’ultimo romanzo di Nicola La Gioia sia un bel libro, o come definito in quest’ultima recensione, “un formidabile affresco” (quanta stanchezza nel frasario della cosiddetta critica).

A me Nicola La Gioia piace e non ho alcun motivo di nutrire pregiudizi negativi sui suoi testi. Tanto più che non ne ho ancora letto nessuno. Quel che mi piace di La Gioia deriva dall’ascolto delle sue puntate di Pagina Tre, i cui argomenti anticipa la mattina in un post su facebook; quel che mi piace di La Gioia deriva dalle foto che su facebook ho visto del suo tour promozionale nelle librerie, tra cui anche alcune siciliane, e in cui l’ho visto sorridere insieme a librai e editori che conosco e stimo; quel che mi piace di La Gioia deriva insomma da una serie di informazioni che per ciascun testo formano la galassia in cui si creano e sviluppano le attese di un lettore.

Ma la ferocia con cui negli spazi preposti si è spinto il suo romanzo – blog letterari, recensioni sui quotidiani, elogi in radio, entusiasmi ubiqui e variopinti, classifiche dei libri più venduti – mi impedisce, al momento, di accostarmi serenamente alle sue pagine. Mi mancherebbe quel silenzio interiore, quella solitudine del lettore che è necessaria per ri-creare nel mio spazio interpretativo e intimo il libro che sto leggendo, per viverlo con i miei occhi e muovermi al suo interno come qualunque lettore fa ogni volta che legge un libro. Di pagina in pagina, infatti, mi verrebbero in mente i fiumi di elogi sperticati che stanno facendo scomparire il romanzo di La Gioia nello spazio di certezza che prima era dedicato solo alla morte.

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Anche i Pupi di Zuccaro nella “Guida Galattica delle Riviste Letterarie Digitali”!

Dal 12 novembre è scaricabile gratuitamente su Tropico del Libro la Guida Galattica delle Riviste Letterarie Digitali. È un censimento dei siti e delle riviste letterarie digitali sui libri italiani mediante il quale uffici stampa, giornalisti, organizzatori di eventi e i lettori possano avere un quadro chiaro e realistico della “lit-blogosfera” italiana.

Quando abbiamo iniziato a sviluppare questo progetto l’idea era di offrire un aiuto ai lettori per farli orientare nel vasto regno delle recensioni online. Per aiutarli a cercare senza troppa fatica e spaesamento altre voci, lontane dalla carta stampata; la quale continua a costituire il punto di riferimento per chi voglia leggere critica letteraria, nonostante limiti il proprio orizzonte a pochi titoli, spesso gli stessi, recensiti su tutti i giornali e inserti di corredo. A dimostrazione che a dettare le regole del gioco, in quel territorio, sono i muscoli degli uffici stampa e commerciali degli editori più blasonati.

Volutamente, abbiamo lasciato indietro un pensiero: quello che contrappone una parte della Rete, sinonimo di libertà e indipendenza, alla stampa e informazione mainstream, sospettata, come detto, di vari asservimenti a vari poteri. Non volevamo cedere, insomma, alla voglia che molti hanno di rimanere di nicchia. Abbiamo pensato: se sul web i lettori possono trovare recensioni interessanti, aiutiamoli a farlo, anche se questo significa stanare recensori allergici alla reazionaria luce della ribalta. Continue reading

Il futuro della Sergio Bonelli Editore – La svolta multimediale della “Fabbrica dei sogni”

Il nostro Antonino Pintacuda intervista i protagonisti della svolta della Sergio Bonelli Editore.

Orfani, la serie a fumetti creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, continua a collezionare primati. La prima serie tutta a colori della SBE, infatti, alla vigilia del debutto del secondo ciclo di storie, diventa un motion comic targato Bonelli e Rai Com. Una coproduzione che rappresenta quindi anche il battesimo ufficiale della nuova business unit guidata da Vincenzo Sarno che svilupperà le potenzialità della scuderia di personaggi bonelliani, da Tex a Martin Mystere, passando per Zagor e Nathan Never. La serie sarà co-prodotta dalla Rai Com con cui la SBE inizia ufficialmente un percorso di produzione televisiva. Ne parliamo con Sarno e Recchioni in occasione della conferenza stampa di presentazione del “nuovo” Dylan Dog e di tutte le altre novità della “Fabbrica dei Sogni” di via Buonarroti.

Tre novembre

C’è un giorno dopo i morti, ed è questo
piccolo miracolo del calendario
che inchioda la realtà a un elenco
spudorato, dopo i morti

la scadenza delle uova
il ritiro in tintoria
la rata da pagare
il senso della parola data.

Questo giorno più degli altri
batte sulla riva dei fiumi
e nel cuore che abbiamo ribatte
orbite alla vita di terra

ma è stato il cielo del due novembre:
ha dato respiro ai silenzi
alle carezze, ai dolori
come ancore dei semi più verdi.

Così è vero
c’è un giorno dopo i morti, ma è stato
il cielo del giorno prima.